Per i lavoratori pubblici l’austerity non è mai finita. Il governo si interroga su possibili tagli al cuneo fiscale, estensione degli 80 euro ai pensionati al minimo, abolizione del bollo auto. Tutto sembra possibile in questa estenuante campagna elettorale che andrà avanti fino a ottobre, tranne trovare soldi per il rinnovo dei dipendenti delle Pa. E dire che sono tanti, oltre 3 milioni, e il famoso rilancio delle domanda interna potrebbe passare anche da lì. Ma il governo su questo fronte è irremovibile. Non è servita, almeno per ora, a nulla la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illeggittimo il prolungamento del blocco contrattuale. Chissà se servirà l’ultimo schiaffo della Corte dei Conti. Il presidente, Raffaele Squitieri, invita ora ad “allentare i vincoli del turnover” e rinnovare i contratti, ricordando che i risparmi ottenuti dalla spending review alla voce pubblico impiego hanno “superato ogni rosea aspettativa” con 11 miliardi in meno versati nelle buste paga degli statali da quando è partita la stretta. Un “successo” quindi, ma sul fatto che sia stato “indolore, qualche dubbio c’è”. Peccato che i soldi per il rinnovo non ci siano, visto che i 300 milioni individuati dal governo bastano appena a un aumento di 8 euro per ogni lavoratore. Da qui l’idea “ingegnosa” dell’esecutivo di procedere a un rinnovo parziale, un inedito assoluto nella storia della contrattazione. La ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, spiega che il criterio per gli aumenti è quello di “sostenere prima i lavoratori che hanno subito di più la crisi, mentre chi guadagna 200 mila euro l’anno può aspettare”.

