Giovedì 14 maggio 2026, ore 13:38

Dossier

Guerra del Golfo: verso l'escalation

Guerra e Pace, perché la lezione di Tolstoj è sempre attuale

Cosa ha spinto quelle persone a bruciare case e a uccidere i propri simili? Quali sono state le cause di questi eventi? Quale forza ha indotto gli uomini ad agire in questo modo?”: sono le parole di Tolstoj nel secondo epilogo del suo capolavoro Guerra e pace. Nel corso del romanzo, Tolstoj mostra la miriade di decisioni ed eventi che contribuiscono a queste circostanze e come questi influenzino i singoli individui e la società nel suo complesso. Nel secondo epilogo, esplicita tale teoria. “Da quando abbiamo rigettato Dio e il Suo decreto sul mondo, non siamo riusciti a comprendere a sufficienza la forza che spinge i popoli e le nazioni ad agire”, afferma Tolstoj. Contro le spiegazioni storiche tradizionali, Tolstoj critica l’idea che la guerra sia causata solo dall’ambizione di un uomo, dall’offesa a un diplomatico o da una strategia errata. Non esiste un’unica volontà che muova gli eventi, bensì la confluenza di migliaia di piccole decisioni prese da innumerevoli persone, alcune note e altre sconosciute, nonché di circostanze contrastanti. Sarebbe dunque inutile, sosterrebbe Tolstoj se fosse qui con noi a discuterne, attribuire la guerra all’Iran all’arroganza di Trump, all’ambizione di Netanyahu o all’ostinazione iraniana. Sarebbe altrettanto insufficiente attribuirla unicamente al petrolio, al predominio del dollaro o a una pianificata transizione multipolare, sebbene tutti questi fattori siano rilevanti.

Forse Trump non aveva molta scelta; c’erano anche altre forze che spingevano in quella direzione, ad esempio Israele. Le religioni abramitiche condividono una comprensione dell’escatologia, pur con notevoli differenze teologiche. Il mondo si sta muovendo verso una certa successione di eventi - la venuta dell’Anticristo e del Salvatore - che precederanno la fine dei tempi. Si potrebbe giudicare qualsiasi di queste concezioni della storia errata o fantasiosa, ma hanno una reale rilevanza per il conflitto attuale.

Coloro che aderiscono alla teologia dispensazionalista della fine dei tempi credono che un Terzo Tempio debba essere costruito dove sorge la moschea di Al-Aqsa per adempiere alla profezia. Questo evento è considerato un prerequisito necessario per il ritorno di Gesù. È difficile ignorare l’in fluenza di tutto ciò sulla guerra, dato che un gruppo di pastori evangelici, guidati da Paula White - Cain, consigliera per le questioni religiose della Casa Bianca, e altri membri dell’Uffi cio per la Fede, hanno pregato affinché Trump e gli Stati Uniti avessero successo nel conflitto in Medioriente. Anche Pete Hegseth, autoproclamatosi Segretario alla Guerra, ha espresso esplicitamente la natura religiosa di questa guerra, e l’esercito statunitense l’ha presentata come “parte del piano divino di Dio”. Peter Thiel e altri tecnologi condividono parte di queste teorie, seppur con significative variazioni. Loro difendono quello che viene definito accelerazionismo: la spinta in avanti del capitalismo, del cambiamento tecnologico e della trasformazione sociale al fine di liberare la tecnologia dai vincoli e inaugurare una nuova era.

Non a caso, Thiel ha parlato dell’Anticristo. Questa prospettiva si adatterebbe alla guerra con l’Iran come passo necessario in una transizione pianificata verso un mondo multipolare, basato sulla sorveglianza e sulle valute digitali delle banche centrali (Cbdc), un mondo verso il quale sembriamo inesorabilmente condotti dalle élite occidentali e non occidentali. Anche i leader europei, baluardo del welfare, del liberalismo e della laicità, premono per accelerarne l’attuazione. Sarebbe tuttavia errato limitare questa visione al solo Occidente, poiché la maggior parte delle nazioni Brics, tra cui Cina e Russia, funzionano secondo un modello sociale simile, caratterizzato da una struttura statale, un’economia finanziaria basata sulle banche e un sistema di sorveglianza. Sembra che abbiamo accettato questa come l’unica forma possibile di vita sociale, il tutto in nome del continuo progresso materiale alimentato dal controllo dell’energia e delle risorse, dal nazionalismo e dall’etno-nazionalismo, dalla sorveglianza e dalla tecnologia.

Vogliamo trovare un senso a tanta guerra e distruzione? Forse non ce n’è nessuno. Intanto si è formato un asse molto chiaro: Stati Uniti / Israele contro l’Iran. Alle altre potenze regionali (comprese quelle del vassallaggio monetario nel Golfo Persico) viene offerta una scelta - ed è una scelta dura: o unirsi alla coalizione americanoisraeliana o unirsi alla resistenza dell’Iran. Non è prevista alcuna posizione intermedia, e se qualcuno cerca di insistere sulla neutralità, verrà bombardato e attaccato da entrambe le parti. Basti pensare agli Emirati arabi uniti. Anche perché giunti a questo punto per gli Usa è preferibile che dal Golfo Persico non esca più neanche una goccia di petrolio piuttosto che questo petrolio venga controllato dall’Iran e vada in Cina: nulla di ciò che l’Iran possa distruggere rappresenta un prezzo troppo alto per gli Usa in confronto alla distruzione del petrodollaro. Il secondo asse è composto da Ue/Gran Bretagna/ globalisti negli Stati Uniti (leggi il Partito Democratico) contro la Russia e a sostegno del regime di Kiev per una guerra alla quale la maggior parte dei paesi europei (ad eccezione di Ungheria e Slovacchia) si sta preparando a partecipare direttamente. È fin troppo facile immaginare che le élite che governano il vecchio continente approfitteranno della carenza di energia imponendo ai cittadini europei ulteriori restrizioni e mettendoli alla canna del gas. Questa crisi infatti viene vista dall’Europa e dai suoi leader come l’occasione irripetibile per imporre permanentemente ulteriori limitazioni delle libertà e delle sovranità nazionali (Palantir docet, ma ne parleremo oltre). Sottoposti a spinte centrifughe, i paesi Ue dovranno scegliere tra Davos o gli Usa. L’obiettivo principale di entrambi i poli è quello di creare una frattura tra Iran e Russia in modo che le due potenze non si rendano conto del fatto che stanno combattendo lo stesso nemico: la civiltà (o inciviltà a seconda della lettura) di Epstein.

I negoziati, le distrazioni, sono solo fumo negli occhi. La Cina - a braccetto coi vecchi potentati europei - aspetta, ma ha già scatenato la sua ultima arma psicologica: il professor Jiang Xueqin, che sta attaccando la coscienza degli analisti globali con le sue previsioni parlando di cospirazione sionista, di escatologia, di Sabbatai Zevi, di Jacob Frank, degli Illuminati, della grande geopolitica e delle élite capitaliste globali. Prima o poi scenderà in campo anche Pechino e colpirà Taiwan, anche se non è chiaro quando. Contro lo stesso identico nemico di Russia ed Iran.

“Per Trump, essere sconfitto dal Congresso è peggio che essere sconfitto dall’Iran” scrive l’ana lista Paul Craig Roberts. Cosa accadrà dunque a Israele, indifeso di fronte a un attacco missilistico iraniano, quando Trump lascerà la scena? “Se Trump dichiarasse vittoria e tornasse a casa, Israele sionista non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivenza. Le armi nucleari israeliane sarebbero neutralizzate dalla dimostrata capacità dell’Iran di colpire il reattore nucleare israeliano di Dimona e il deposito di armi nucleari israeliano. L’Iran non ha bisogno di armi nucleari per distruggere Israele. Un attacco all’impianto nucleare di Dimona sarebbe sufficiente a diffondere radiazioni sul piccolo territorio israeliano”.

Trump non può rimanere in guerra, perché non può rischiare che il Congresso respinga la sua giustificazione per attaccare l’I ran e per continuare il conflitto. “A sua volta Netanyahu, sotto processo in Israele, dovrà affrontare anche le elezioni in autunno. Cosa accadrebbe se, per la prima volta, gli israeliani si trovassero a pagare il prezzo salato dell’a genda sionista del Grande Israele e decidessero che tale agenda non serve alla sicurezza del paese?”.

Raffaella Vitulano

( 13 maggio 2026 )

Torino 2026

Il Salone fa spazio ai giovani

Ai consueti saluti istituzionali, seguirà riflessione sull’adolescenza di Zadie Smith, scrittrice e saggista inglese tra le più acute del panorama contemporaneo

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Mostre

Segantini a Parigi

Per la prima volta il Musée Marmottan Monet dedica una retrospettiva al grande artista trentino

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Magazine

Via Po Cultura

SOLO PER GLI ABBONATI

Intervista a Massimo Cacciari, in libreria con Kaos, scritto insieme Roberto Esposito

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

FOTO GALLERY

Immagine Foto Gallery

© 2001 - 2026 Conquiste del Lavoro - Tutti i diritti riservati - Via Po, 22 - 00198 Roma - C.F. 05558260583 - P.IVA 01413871003

E-mail: conquiste@cqdl.it - E-mail PEC: conquistedellavorosrl@postecert.it