Circa un migliaio le persone che ad Alba, in provincia di Cuneo, hanno preso parte alla manifestazione promossa da Caritas, sindacati e associazioni del territorio per denunciare il caporalato e lo sfruttamento nelle vigne di Langa e Roero. Una mobilitazione, quella di sabato 24 ottobre, indetta sulla scia della denuncia di don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas diocesana, che nelle scorse settimane aveva ricevuto delle minacce proprio per il suo attivismo a tutela dei braccianti impiegati nella zona. “Il caporalato che sfrutta non è solo un reato, è un’offesa a Dio e all’uomo. Rubare lavoro dignitoso significa rubare dignità. La persona viene prima del profitto, il bracciante prima della bottiglia di vino”: ha ammonito il vescovo di Alba, Marco Brunetti, che ha preso parte alla marcia. Il corteo è partito da via Pola, sede del Centro di prima accoglienza della Caritas, e si è concluso in piazza San Paolo, con gli interventi dei promotori dell’iniziativa: Caritas diocesana, Cgil, Cisl, Uil, Libera, Arci e Cinema Vekkio. Sono state una dozzina le realtà del territorio, tra cui Slow Food Alba Langhe e Roero, le comunità Laudato si’ e Pro Natura Piemonte, ad aderire alla marcia e a sfilare per le vie di Alba. Ad illustrare il peggioramento delle condizioni di legalità e di accoglienza di chi lavora nei vigneti della zona sono anche i dati dell’Ispettorato del lavoro di Cuneo: Su 67 imprese controllate in Langa e Roero, l’80% è risultato irregolare. Gli ispettori hanno trovato 31 lavoratori in nero, contestato 100 violazioni in materia di sicurezza e disposto 9 sospensioni dell’attività. “Il fenomeno dello sfruttamento lavorativo nelle nostre vigne non è certo nuovo - ha ricordato don Domenico Degiorgis della Caritas albese. Servono un’unione di intenti per cambiare la situazione e azioni concrete come assunzioni dirette per togliere spazio all’intermediazione, una regia pubblica per l’accoglienza e i trasporti e la piena applicazione della legge 199 del 2016, con l’estensione della responsabilità alle aziende agricole”. Anche la Cisl di Cuneo è scesa in piazza per dare voce ai lavoratori stretti nella morsa del caporalato e per ribadire il diritto di tutti a un salario giusto. “Riteniamo fondamentale coinvolgere tutte le istituzioni e tutti i soggetti che possono dare un contributo concreto alla lotta al caporalato - ha spiegato il Segretario generale della Cisl di Cuneo, Enrico Solavagione, che ha guidato la nutrita delegazione cislina alla manifestazione albese. “È importante – ha aggiunto il Segretario generale della Cisl cuneese – fare rete con le imprese sane perché non tutte le aziende agricole sono uguali. Esistono realtà serie e responsabili che devono essere coinvolte, non demonizzate. E proprio a queste imprese chiediamo di collaborare, segnalare gli episodi di sfruttamento e contribuire, insieme al sindacato e alle istituzioni, a costruire un sistema di lavoro fondato sulla legalità e sulla dignità delle persone”. Per Solavagione: “È necessario agire con determinazione e senza ulteriori rinvii. Vogliamo che i lavoratori sfruttati sappiano di non essere soli e che il territorio sappia fare sistema anche nella lotta al caporalato, diventando un modello e un esempio positivo per il resto d’Italia”. Coldiretti, Cia e Confagricoltura non hanno aderito al corteo, così come i Consorzi di tutela del Barolo e del Roero. Le tre organizzazioni agricole hanno rivendicato l’impegno della grande maggioranza delle aziende che rispettano le regole e i passi avanti ottenuti con il Protocollo firmato in Prefettura.
Rocco Zagaria

