È quanto rileva il terzo report della Fim-Cisl presentato al Cinema Adriano di Roma sulle differenze salariali nel settore metalmeccanico. L'analisi fotografa il biennio 2024-2025 su occupazione, divario salariale, formazione e welfare. Basato su un campione di 1.104 aziende e 387.621 addetti e realizzato su dati Inps, lo studio delinea un quadro caratterizzato da forti disparità strutturali, indicando tuttavia nella contrattazione collettiva e nelle nuove normative europee e nazionali gli strumenti centrali per abbattere i divari e rimodellare i tempi di vita e di lavoro. Il report evidenzia anche un divario pensionistico. L'impatto dei carichi familiari sbilanciati e delle carriere discontinue si ripercuote pesantemente sulla quiescenza. L'importo medio dei trattamenti pensionistici liquidati alle donne nel primo semestre 2026 segna un -30% rispetto a quello degli uomini (1.048 euro contro 1.506 euro). Flessibilità oraria, congedi extra e smart working restano poi i welfare più diffusi; mentre continua a preoccupare la diminuzione dell'esercizio del diritto alla formazione professionale con il 14,49% delle aziende inadempienti.
Corsa Prussi, del coordinamento donne e politiche di genere della Fim, ha detto che il lavoro di cura non retribuito continua a gravare prevalentemente sulle donne (che secondo i dati Istat svolgono in media 5 ore di lavoro familiare al giorno, coprendo il 68% del carico totale), configurando un vero e proprio doppio turno alimentato da rigidità organizzative e da una cultura aziendale ancora legata alla sola presenza fisica. Prussi ha inoltre sottolineato come nel report emerga che a fine vita lavorativa tra uomini e donne ci sia attualmente un divario del 30%, in netto peggioramento rispetto al 2025.
Il report Fim è stato al centro del dibattito coordinato dalla giornalista di LA7 Flavia Fratello con la partecipazione della prof.ssa Lucia Valente (docente di Diritto del lavoro all'Università La Sapienza); di Claudia Persico (vicepresidente di Federmeccanica), dell'on. Chiara Gribaudo (vicepresidente Pd) e dell'on. Chiara Tenerini (responsabile nazionale del Dipartimento Lavoro di Forza Italia).
Concludendo i lavori, la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola ha sottolineato la necessità di uno sforzo comune ”per rafforzare gli strumenti di conciliazione vita-lavoro, di sostegno alla genitorialità e al lavoro di cura, che possano determinare una scelta libera e valorizzare la ricchezza che le donne portano sia nei luoghi di lavoro che nella collettività in generale”. Aggiunge la numero uno del sindacato di Via Po: ”La Fim ha fatto un percorso importante attraverso la contrattazione, perché ha individuato strumenti di welfare che vanno nella direzione di aiutare la genitorialità. Questo non basta perché bisogna intervenire anche in altri contesti, nel contesto sociale”. La questione ”va molto oltre un singolo settore e persino oltre il tema, pur fondamentale, della parità tra donne e uomini nel lavoro. Riguarda il modello di sviluppo che vogliamo costruire. Continuare a rinunciare a una parte così grande del lavoro, delle competenze e dell'intelligenza delle donne non è soltanto ingiusto: è una scelta che l'Italia non può più permettersi. L'occupazione delle donne riguarda la crescita, la produttività, la sostenibilità del welfare, l'autonomia delle persone, la demografia e la capacità stessa del Paese di affrontare il futuro”. Fumarola ha quindi rilanciato la proposta del Patto sociale avanzata dalla Cisl e il percorso delineato nel Libro verde: ”Lavoro femminile, salari, produttività, formazione, natalità, servizi e non autosufficienza non possono continuare ad essere affrontati attraverso interventi episodici e separati. Da qui la proposta del Patto sociale: non un tavolo rituale, ma un luogo in cui individuare priorità strategiche e in cui ciascuno assuma impegni concreti e verificabili”.
Giampiero Guadagni
