Necessario diversificare il modello di sviluppo di Taranto e di Brindisi, confermandone la vocazione industriale e valorizzandone le molteplici ulteriori peculiarità settoriali, geografiche, storiche e culturali. Transizioni epocali stanno qui riscrivendo il presente e il futuro produttivo, non solo del territorio ma anche del Paese, nei settori siderurgia, chimica, energia, ambiente, portualità. Ne parliamo con Antonio Baldassarre, neo segretario generale della Cisl Taranto Brindisi.
Segretario ha definito, appena eletto, prossimità e territorio obiettivi prioritari.
Sì, perché intendiamo ricalibrare la strategia nel nostro agire sindacale fortificando la nostra identità territoriale, ampliando il nostro Sistema Servizi, rinvigorendo la nostra presenza nei comuni, in tutti i luoghi di lavoro e promuovendo ovunque la proposta associativa della Cisl.
Da dove ripartire?
Da noi stessi e dai nostri lavoratori e pensionati, tessendo rapporti, restando ai tavoli, generando reti, agendo con pragmatismo, confermando la nostra capacità di dialogo, di contrattazione sociale, di ascolto, di proposta, di proselitismo, ivi compresa la continuità associativa. Ed esercitando lo spirito autentico di unità, partecipazione, corresponsabilità, che contraddistingue la Cisl di Daniela Fumarola, prima segretaria generale nel 2013 del nuovo territorio Taranto Brindisi.
Territorio che vive transizioni epocali, nei settori siderurgia, energia, chimica.
Transizioni non prive criticità, per il modello di sviluppo monoculturale che lo ha caratterizzato fino ad oggi. Questi settori hanno implementato per decenni la politica industriale del Paese, con ricadute ambientali e sanitarie sempre più pesanti, quasi fosse ineluttabile qui al Sud dover scegliere tra produzione sostenibile, diritto al lavoro, salute/sicurezza interna ed esterna alle fabbriche. Non accetteremo mai che una di queste condizioni divenga alternativa alle altre. Oggi non rinneghiamo la nostra vocazione industriale ma rivendichiamo transizioni che non prescindano più dalla sostenibilità sociale ed ambientale; rischio che qui esiste e per scongiurarlo intendiamo contrattare con il supporto della Cisl Puglia e della Confederazione opportunità anche di sviluppo diversificato.
Superata, perciò, la vecchia narrazione della monocultura acciaio a Taranto e chimica/energia a Brindisi?
Preferiamo, piuttosto, la nuova narrazione di aree territoriali che non sono povere, che intendono guardare sempre più all’Europa, al Mediterraneo e al resto del mondo. E che proprio per le transizioni industriali, ambientali, energetiche che ne stanno riscrivendo la storia sociale, economica e produttiva, intendono proiettarsi nel futuro, valorizzando appieno le rispettive peculiarità settoriali e geografiche. Comunque, per Taranto auspichiamo tempi stretti affinché sull’ex Ilva sia finalmente la Presidenza del Consiglio, già nell’incontro convocato per il prossimo 28 luglio, ad esporsi per dire se l’acciaio è ancora asset strategico, da rilanciare con una forte partecipazione dello Stato.
E per Brindisi?
E’ avviato il processo di trasformazione del Petrolchimico in un polo europeo per la mobilità e l'energia verde, con una prima riconversione dell'area gestita da Eni/Versalis in una Gigafactory dedicata alla produzione di batterie al litio-ferro-fosfato per lo stoccaggio di energia. Rimangono criticità per la Centrale Federico II di Brindisi legate all’abbandono definitivo del carbone. Inoltre, intendiamo essere rassicurarti sui tempi di sottoscrizione del Protocollo d’intesa per la realizzazione dei 56 progetti di investimento che da oltre un anno sono all’esame di Invitalia. In tutti i casi puntiamo ad assicurare la tutela dell’occupazione diretta e indiretta e delle competenze professionali esistenti.
Sviluppo diversificato; ma come procedere?
Intanto accompagnando la decarbonizzazione con l’avvio di processi concreti che traguardino energie rinnovabili, logistica, manifattura green, settori innovativi e di grande prospettiva senza creare, appunto, vuoti occupazionali. Opportuna, inoltre, sarà una strategia condivisa per l’intera portualità pugliese che la candidi a sistema, nel quadro della Zes unica per il Mezzogiorno, scongiurando inefficaci concorrenze.
E in quali altri settori?
Nel Turismo e nel settore Ho.Re.Ca., superandone la stagionalità, risolvendo la carenza di strutture ricettive e la precarietà insita in un lavoro spesso succube di contratti pirata. Il turismo marino, in particolare, qui è ormai raccordato con quello eno-gastronomico, settore in forte espansione trainato da una crescente domanda internazionale. Esso può imporsi qui come nuovo asset economico, produttivo, sociale, culturale ed occupazionale grazie ad una formazione professionalizzante. Peraltro, Agricoltura e Agroindustria sono già pilastri dell’economia locale, con colture di eccellenza per i mercati internazionali. Inoltre, è da sostenere la mitilicoltura, accompagnata ad investimenti nella blue economy, in reti infrastrutturali ed intermodali ferro-aria-mare, nella crocieristica, nella cantieristica navale green. Strategico, poi, rafforzare i settori dell’aerospazio, dell’aeronautica civile, dell’economia circolare, del sistema Difesa civile e militare, come pure della cultura con Università e Ricerca, della creatività dell’artigianato e della moda, delle tradizioni storiche, delle ricchezze architettoniche.
Tutte situazioni attrattive; anche per investitori internazionali?
Annoveriamo qui potenzialità cui guarda, con particolare interesse, anche questo genere di investitori interessati ad acquistare terreni, masserie, abitazioni rurali, a riadattare e riqualificare edifici antichi con tecniche di edilizia innovativa, fidando nella posizione geografica favorevole. Tutto a pochi passi dal mare, dalla Valle d’Itria, a poca distanza dall’Aeroporto del Salento e in attesa anche dei voli commerciali in quello di Taranto/Grottaglie. I nostri, sono territori capaci di integrare storia, tradizioni, cultura, arte, accoglienza, ricettività, patrimonio rurale con casali, masserie, agriturismi, terreni agricoli e paesaggi legati all'identità contadina, con dimore storiche urbane edificate tra il XVI e il XIX secolo, con siti archeologici e museali. Brindisi, in particolare, che è al centro di importanti piani di riconversione industriale ed energetica attira crescenti capitali esteri, in particolare nel settore delle energie rinnovabili, della logistica transfrontaliera e dell'immobiliare turistico di pregio.
Come rendere esigibile, dunque, questo cambio di paradigma per Taranto?
Non partiamo da zero e, comunque, abbiamo avviato un percorso vertenziale unitario agli inizi di maggio, denominato “Taranto è Italia” già confrontato con politica, istituzioni, associazioni datoriali, rappresentanza consiliare regionale e parlamentare, per invertire la rotta di un territorio caratterizzato da molteplici problemi, legati alla precarietà del lavoro, all’instabilità sociale, alla frammentazione del sistema istituzionale. Auspichiamo che l’opportunità dei prossimi XX Giochi del Mediterraneo a Taranto e in ulteriori 20 Comuni ospitanti anche del brindisino, dal 21 agosto al 3 settembre prossimi, sia parte di quel cambio di paradigma.
E a Brindisi?
Rispetto al Polo Energetico e Logistico sono in campo oltre 2 miliardi di euro in progetti legati alla riconversione dell'ex Centrale a carbone, attualmente in riserva fredda, che comprendono logistica intermodale e produzione di idrogeno e biocarburanti. La posa della prima pietra di Eni Storage, lo scorso 6 luglio, premia un percorso lungo e complesso, che in molti ritenevano impossibile. Non la Cisl. Oggi quel lavoro fatto con responsabilità e confronto sta diventando realtà e segnale di fiducia. Insomma, vogliamo costruire futuro condiviso, senza perdere il presente, vogliamo creare nuova occupazione e difendere quella esistente. Auspichiamo distinte Leggi speciali per Taranto e per Brindisi, considerata l’attuale drammatica interconnessione tra le problematiche dello sviluppo presente e futuro e le criticità sociali già ricordate.
Territorio significa lavoro, occupazione, anche sfida alle nuove tecnologie.
Certo. Daniela Fumarola ama ripetere: “Vogliamo un Paese in cui il lavoro non sia solitudine ma comunità”. Il lavoro non può essere sacrificato al profitto né alle nuove tecnologie. Dunque intendiamo difendere l’occupazione e governare l’innovazione come opportunità straordinaria che, però, deve supportare il lavoro, l’occupazione contrattualizzata, migliorare qualità, sicurezza e competenze, non certo sostituire la risorsa umana. Qui negli ultimi 15 anni abbiamo registrato una grave emorragia demografica di persone che hanno abbandonato il territorio trasferendosi altrove. Proiezioni credibili indicano che annualmente si perderanno altre migliaia di abitanti, tre quarti dei quali di età inferiore a 40 anni, culturalmente e professionalmente formati e spesso laureati.
Al riguardo, qual è il livello di appropriatezza delle politiche sociali?
Su temi cruciali come sanità, servizi sociosanitari, politiche dell’abitare, siamo fortemente impegnati insieme con la Cisl Puglia, in una contrattazione sociale stringente ed esigente. Sono temi sui quali proseguiremo il dialogo e la contrattazione sociale con Regione Puglia, Ambiti sociali territoriali e Consorzi, con spirito di confederalità e con il ruolo determinante di tutte le nostre Federazioni di categoria, nell’ambito del nostro Dipartimento delle politiche sociali.
Massimo Caliandro

