Domani si cercherà di capire se c’è un margine di manovra per evitare i 54 licenziamenti alla Alexander McQueen. L’apertura della procedura di licenziamento collettivo da parte della griffe del settore moda e pelletteria, che fa parte del gruppo Kering, era arrivata venerdì scorso; coinvolge il 30% della forza lavoro diretta, 54 lavoratrici e lavoratori su un totale di 181 dipendenti, nei tre siti italiani del gruppo: Novara (113 dipendenti), Parabiago (21) e Scandicci (47). I tagli sono distribuiti nella stessa percentuale fra i tre siti.
Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec, hanno subito rigettato i licenziamenti e chiesto un incontro urgente, che l’azienda ha accordato per domani pomeriggio, nella sede di Confindustria Firenze. I sindacati si dicono molto preoccupati e nettamente contrari rispetto a una decisione “che rischia di avere un impatto sociale e occupazionale estremamente rilevante. Il numero degli esuberi annunciati rappresenta una riduzione molto significativa della forza lavoro, con conseguenze pesanti non solo per le persone direttamente coinvolte e per le loro famiglie, ma anche per l’organizzazione del lavoro, per la tenuta complessiva dell’azienda e per le aziende di filiera a essa collegate”.
Le difficoltà erano note da tempo e già a fine gennaio erano state oggetto di una preoccupata nota sindacale, dopo un incontro in cui la direzione aziendale aveva illustrato un quadro economico nel triennio 2022-2025 estremamente critico, con una riduzione dei ricavi del 60%, un calo drastico dei volumi di vendita e dei pezzi prodotti e un disallineamento tra i costi operativi e ricavi. Per arrivare a un pareggio di bilancio, nel più breve tempo possibile, l’azienda aveva preannunciato un piano di ristrutturazione con esuberi per 1/3 della forza lavoro complessiva e la riorganizzazione dei processi produttivi per ridurre i costi.
Ora i licenziamenti sono arrivati. Filctem, Femca e Uiltec chiedono di aprire un confronto “serio, trasparente e approfondito, finalizzato a verificare tutte le possibili soluzioni utili a ridurre o evitare gli esuberi annunciati.” In particolare vogliono discutere dell’attivazione degli ammortizzatori sociali, per gestire le difficoltà e salvaguardare l’occupazione e della possibilità di recuperare gli esuberi attraverso mobilità all’interno del gruppo. Se dovessero esserci comunque degli esuberi, i sindacati chiedono che per individuare chi dovrà uscire, l’unico criterio utilizzato sia quello della ‘non opposizione’ al licenziamento. “Le lavoratrici e i lavoratori -scrivono le segreterie nazionali- non possono essere considerati una semplice variabile di aggiustamento.”
Grande preoccupazione a Scandicci, epicentro della crisi che sta colpendo ormai da oltre due anni il settore moda toscano. La sindaca Claudia Sereni assicura massimo impegno a fianco dei lavoratori, “offrendo supporto e favorendo ogni possibile iniziativa utile a salvaguardare l'occupazione sul territorio”. “Siamo di fronte a una crisi complessa e purtroppo annunciata - dice sempre Sereni -. Tutti noi speravamo in una soluzione diversa, che avrebbe potuto evitare esuberi e garantire la piena continuità dei posti di lavoro, ma così non è stato”.
“Abbiamo avuto tre ore di assemblea” ha detto Gianluca Valacchi, della Femca-Cisl Toscana, uscendo lunedì sera dall’incontro con i lavoratori, che, racconta, “sono arrabbiati, perché sono rimasti molto colpiti, negativamente, dall’avvio della procedura.”
E in prospettiva cresce l’attesa per il 15 aprile, quando a Firenze è fissata la presentazione del piano industriale dell’intero gruppo Kering (che sul territorio significa in particolare Gucci, ma anche Yves Saint Laurent), con l’annuncio delle strategie dei vari brand del gruppo da parte dell’amministratore delegato Luca De Meo.
Alberto Campaioli

