Il futuro industriale di Ast Terni torna al centro del confronto tra Governo, istituzioni, azienda e sindacati. Sul tavolo al Mimit, dove si è riunito per la prima volta il Comitato esecutivo previsto dall’Accordo di Programma sottoscritto nel giugno 2025, lo stato di avanzamento degli investimenti e le prospettive industriali del sito, con particolare attenzione al tema dei costi dell’energia, considerato uno dei principali fattori di competitività per le produzioni siderurgiche energivore.
Il piano prevede complessivamente 557 milioni di euro di investimenti entro il 2028. Le risorse saranno destinate all’efficientamento e all’ammodernamento degli impianti, al rafforzamento della produzione di acciaio inox, allo sviluppo dell’acciaio elettrico e agli interventi per la sostenibilità ambientale. “Gli impegni assunti dal Mimit con l’Accordo di Programma per il rilancio, la riconversione industriale e la decarbonizzazione del sito di Ast Terni sono stati mantenuti a partire dai Contratti di sviluppo fino alla normativa nazionale sui rottami ferrosi, già presentata a Bruxelles e ora al vaglio delle istituzioni europee - sottolinea il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso -. Per questo seguiremo con attenzione l’avanzamento degli investimenti e il rispetto del cronoprogramma”.
Particolare attenzione è stata dedicata alla questione energetica, che rappresenta uno degli elementi più delicati per la competitività dello stabilimento. “Sul tema dell’energia ritengo necessario un approfondimento tecnico, insieme al Ministero dell’Ambiente e dell’Energia e alla Regione, per individuare una soluzione sostenibile per l’impresa e il territorio e compatibile con il quadro europeo” dichiara il ministro. Urso ha inoltre ribadito la necessità di un intervento sul piano europeo: “Allo stesso tempo, continueremo a lavorare in Europa per garantire condizioni adeguate alle nostre imprese strategiche. Serve un’azione di sistema”.
Sul fronte sindacale, la Fim valuta positivamente l’avvio del Comitato esecutivo e la possibilità di verificare periodicamente l’attuazione degli impegni sottoscritti. “Il Comitato Esecutivo è uno strumento di governance che abbiamo fortemente rivendicato per monitorare, passo dopo passo, la messa a terra degli Accordi di Programma” sostengono il segretario nazionale Fim Valerio D’Alò e il segretario generale Fim Umbria Simone Liti. Secondo la Fim l’azienda sta rispettando gli impegni previsti dall’accordo sia sul piano occupazionale sia su quello degli investimenti industriali e ambientali. Resta però aperto, secondo il sindacato, il nodo dei costi energetici. “Per la Fim - ribadiscono i sindacalisti - è impensabile che un Paese, seguendo le direttive europee sulla decarbonizzazione, non garantisca contestualmente le condizioni abilitanti affinché questa transizione avvenga senza contraccolpi sociali. La prima di queste condizioni è il costo dell’energia, che deve essere reso competitivo ma, soprattutto, stabile nel tempo”.
Il sindacato evidenzia infatti l’incidenza strutturale della spesa energetica sui bilanci delle aziende siderurgiche e richiama il legame tra competitività industriale e occupazione. “Senza stabilità energetica, viene meno la stabilità occupazionale e la qualità del lavoro, e si mette a repentaglio la tenuta industriale del Paese”sottolineano D’Alò e Liti. La Fim ha ribadito infine l’intenzione di continuare a seguire l’avanzamento degli investimenti e ha richiamato gli impegni degli enti territoriali. Tra le richieste del sindacato c’è anche l’approvazione della legge regionale annunciata sul tema energetico: “Ci aspettiamo - conclude la Fim - che veda la luce entro la fine dell’anno”.
Sara Martano

