Un presidio di lavoratori e sindacati metalmeccanici provenienti da tutta Italia ha accompagnato il tavolo sull’industria automotive svoltosi a Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma. Il tavolo era stato convocato dal ministro Adolfo Urso per fare il punto sulla profonda trasformazione che attraversa il settore, ma tante questioni rimangono ancora aperte. I sindacati di categoria Fim Fiom Uilm sono arrivati al tavolo con un messaggio chiaro. La situazione attuale del settore è insostenibile: la produzione in Italia è precipitata ben al di sotto delle aspettative, con impatti drastici sui livelli occupazionali e sull’uso della cassa integrazione. I sindacati hanno insistito sulla necessità di superare una visione puramente normativa - a livello europeo - per lavorare su un vero piano industriale nazionale ed europeo, che metta in campo risorse straordinarie e strumenti di tutela del lavoro e della produzione.
“Bisogna che togliamo di mezzo l’idea che modificare la regolamentazione Ue risolva tutti i problemi. E’ stato importante riuscire a porre a livello europeo la questione della neutralità, perché la transizione si può fare solo se c’è sostenibilità sociale e se non c’è macelleria sociale - afferma il segretario generale Fim Ferdinando Uliano - ma alla sostenibilità sociale si deve accompagnare una sostenibilità industriale”. Secondo Uliano “il Governo deve assumersi una responsabilità forte. Quando abbiamo avviato questo tavolo eravamo a 750mila veicoli in Italia, l’obiettivo era di un milione di veicoli. Oggi siamo a 300mila. Il problema del costo dell’energia è uno dei primi dati che noi abbiamo evidenziato e viene sollevato da tutte le imprese. Questa è un’emergenza che deve risolvere il Governo. Serve poi una deroga agli investimenti che non può essere solo per il settore della difesa, ma serve anche per l’industria dell’auto, per l’industria civile”.
Secondo Michele De Palma, segretario generale Fiom “questo tavolo ha disatteso l’obiettivo dichiarato del Governo, nonostante le continue sollecitazioni e richieste dei sindacati. Nel frattempo la situazione è peggiorata. Le produzioni di Stellantis sono ai minimi storici, poco meno del 60% dei lavoratori sono in ammortizzatore sociale. Le aziende della componentistica, soprattutto quelle monocommittenti verso Stellantis, sono in una situazione di emergenza. Sono circa 10mila i lavoratori che stanno terminando gli ammortizzatori sociali e a rischio licenziamento”. Nonostante Stellantis abbia annunciato oggi un aumento della produzione in Italia già nel 2026, i sindacati sollecitano un confronto serrato sul piano industriale in termini di nuove produzioni, impianti e occupazione. La commissione europea ha modificato la normativa, ma ora per Fim Fiom Uilm sono necessarie le risposte del Governo per un piano pluriennale sulla ricerca e produzione di Stellantis. Il gap tecnologico nei confronti dei concorrenti cinesi, ma anche nipponico e coreani rischia di allargarsi ulteriormente. “È essenziale che il 2026 rappresenti l’anno del cambiamento per il settore automotive in Europa e in Italia - ribadisce il segretario generale della Uilm Rocco Palombella -. Una politica industriale seria e pragmatica è diventata una necessità ineludibile nel mutato contesto internazionale e l’Unione europea deve cambiare se non vuole restare schiacciata”. Per tutte queste ragioni i sindacati chiedono che il tavolo automotive diventi un tavolo permanente a Palazzo Chigi al fine di contrastare il pericolo di perdere un settore strategico per l’industria e l’economia italiana.
Sara Martano

