Mercoledì 11 febbraio 2026, ore 18:22

Vertenze 

Azienda Noyfil chiude i battenti: lavoratori appesi a un filo 

Tempi duri per la piccola e media imprenditoria italiana. Quell’imprenditoria manifatturiera che ha fatto grande l’Italia ora è in ginocchio. Quotidianamente assistiamo ad un vero e proprio depauperamento del territorio da parte di aziende che chiudono i battenti.

Così come sta avvenendo alla Noyfil, azienda specializzata nella produzione e commercializzazione di filati in poliestere, insediata nel territorio lombardo e precisamente ad Andalo Valtellino in provincia di Sondrio, che ha annunciato ai sindacati la decisione di chiudere da gennaio 2022. Una crisi cominciata con la pandemia con un calo del fattura del 30% che ancora non si ferma e un dimezzamento dei volumi produttivi che non bastano a tenere in attività l’azienda. In aggiunta al calo di fatturato c’è però anche l’ultima novità legata all’aumento della bolletta elettrica che andrebbe a pesare molto sui costi di produzione.

“Il contesto economico internazionale e la concorrenza asiatica, accelerati dagli effetti della pandemia - afferma il direttore di stabilimento Alfredo Cocozza - hanno determinato condizioni strutturali di mercato che non consentono la sostenibilità economica del sito di Andalo Valtellino. Per questi motivi lo stabilimento si ritrova a non poter continuare l’attività produttiva”.
Una vera e propria doccia fredda per i 70 lavoratori e lavoratrici (la Noyfil occupa per la maggior parte manodopera femminile) che temono per il loro futuro occupazionale. La preoccupazione per le lavoratrici è tanta e anche la rabbia, perché, come fa sapere Emanuele Merazzi della Femca Cisl “in quest’ultimo periodo si è registrata una sorta di inversione di tendenza con ordini in portafoglio che coprirebbero fino a febbraio 2022”.

I lavoratori riuniti in assemblea hanno deciso comunque di proseguire l’attività ordinaria, senza indire per ora scioperi o manifestazioni e hanno dato mandato ai sindacati di aprire una vera e propria trattativa per vedere di mettere in campo strumenti alternativi ai licenziamenti. Dai primi incontri sembra che l’azienda sia disponibile a trovare soluzioni di sostegno e ricollocazione dei lavoratori, anche internamente ad altri siti industriali, o modalità di uscita agevolata da concordare con le singole persone.

I sindacati di categoria Femca Cisl e Filctem Cgil della provincia hanno anche chiesto alle istituzioni locali di attivarsi presso la Regione e il ministero dello Sviluppo Economico per chiedere un intervento immediato e fare fronte comune in difesa del lavoro e dei lavoratori.

Sara Martano
 

( 7 ottobre 2021 )

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