Mercoledì 24 giugno 2026, ore 20:20

Industria

Beko Europe: necessari gli investimenti produttivi

L'acquisizione del restante 25% di Beko Europe da parte del gruppo turco Arçelik segna un nuovo capitolo nella storia del colosso degli elettrodomestici in Europa. Un passaggio societario che, secondo la Fim Cisl, conferma l’uscita definitiva di Whirlpool da una strategia industriale di lungo periodo, ma che lascia ancora aperti molti interrogativi sul futuro produttivo e occupazionale degli stabilimenti italiani.

Venerdì scorso Arçelik A.S. ha annunciato l’acquisizione delle quote detenute da Whirlpool Emea Holdings Llc in Beko Europe B.V., assumendo così il controllo totale della società nata nel 2023 dalla joint venture tra i due gruppi. In una comunicazione inviata alle organizzazioni sindacali, Beko Europe ha sottolineato che la piena proprietà rappresenta “un passo strategico deliberato in avanti”, consentendo una governance semplificata delle attività europee di produzione, vendita e marketing. Restano inoltre in vigore gli accordi di licenza che permettono di continuare a produrre e commercializzare in Europa prodotti a marchio Whirlpool.

Per la Fim Cisl, tuttavia, il vero tema non è il riassetto societario, bensì la concreta attuazione del piano industriale annunciato negli ultimi anni. “La notizia non è tanto l’acquisizione del 25% delle quote da parte di Arçelik - afferma il segretario nazionale Fim Cisl Massimiliano Nobis - quanto il fatto che la strategia della multinazionale americana non abbia mai realmente puntato sul consolidamento del valore industriale e manifatturiero, privilegiando invece una logica prevalentemente speculativa e commerciale di breve periodo”.

Nobis ricorda che il progetto presentato nel gennaio 2023 prevedeva la creazione di un grande polo europeo degli elettrodomestici, con 11 stabilimenti produttivi, oltre 20 mila dipendenti e una capacità produttiva di circa 24 milioni di apparecchi all’anno. A distanza di oltre tre anni, però, il sindacato denuncia un quadro ancora lontano dalle aspettative. “Quello che riscontriamo - prosegue Nobis - è che il rilancio dell’asset produttivo nel nostro Paese da parte di Beko non è ancora decollato”.

La Fim evidenzia infatti numerose criticità lungo la filiera industriale italiana. Dopo la chiusura del sito di Siena, persistono difficoltà produttive nello stabilimento di Melano, nelle Marche, dove la produzione dei piani cottura fatica a garantire continuità lavorativa per l’intero mese. A Comunanza i volumi delle lavatrici non saturano gli impianti, mentre a Cassinetta la produzione di frigoriferi, forni e microonde non ha ancora raggiunto un equilibrio stabile.

Preoccupazione anche sul fronte della ricerca e sviluppo. Secondo il sindacato, il ridimensionamento degli staff dedicati al settore del lavaggio avrebbe progressivamente impoverito il ruolo strategico del centro di Fabriano, da sempre punto di riferimento per l’innovazione del gruppo. Incertezza permane inoltre sul futuro organizzativo del polo logistico di Carinaro, in provincia di Caserta. Al centro delle richieste sindacali resta il piano industriale sottoscritto nell’aprile 2025 presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’intesa prevedeva investimenti per 300 milioni di euro nel triennio 2025-2027, destinati alla modernizzazione degli impianti e al rafforzamento della competitività produttiva.

Ora la Fim Cisl guarda con particolare attenzione al prossimo confronto previsto a settembre presso il Ministero. “La dirigenza di Beko Europe dovrà dimostrare che l’operazione societaria avviata nel 2023 è stata davvero strategica - conclude Nobis. Chiederemo chiarezza sulle prospettive industriali, sul futuro dei marchi storici presenti nel portafoglio del gruppo e soprattutto sulle ricadute concrete per le produzioni realizzate oggi in Italia”.

Sara Martano

( 24 giugno 2026 )

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