Il piano industriale di Beko procede a rilento e presenta criticità sempre più evidenti. È quanto denunciano con forza Fim, Fiom, Uilm e Uglm al termine dell’incontro tenutosi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Secondo le organizzazioni sindacali, lo stato di attuazione dell’accordo siglato il 14 aprile 2025 appare insoddisfacente e preoccupante, con ritardi negli investimenti e una generale contrazione dei volumi produttivi.
La direzione aziendale ha dichiarato di aver investito 110 milioni di euro nelle fabbriche italiane nel corso dell’ultimo anno, ma ha anche ammesso una situazione di mercato complessa e in peggioramento. Tra le cause principali emergono lo spostamento dei consumi verso prodotti di fascia più economica e una concorrenza asiatica sempre più aggressiva. Nonostante le uscite volontarie incentivate siano state quasi completate in tutti gli stabilimenti continua a registrarsi un utilizzo massiccio della cassa integrazione. Un elemento che, secondo i sindacati, evidenzia una fragilità strutturale del piano industriale.
Particolarmente delicata la situazione del sito di Siena. L’azienda ha comunicato di aver ricevuto nove manifestazioni di interesse ma nessuna soluzione concreta è ancora stata definita. Attualmente si valuta l’ipotesi di una compresenza di tre soggetti industriali che potrebbe garantire l’assorbimento dei 153 lavoratori rimasti. Tuttavia, il perimetro occupazionale fissato dall’accordo quadro è di 229 posti di lavoro.
I sindacati denunciano inoltre gravi criticità nella gestione degli ammortizzatori sociali: disparità nella rotazione tra i lavoratori e una gestione problematica per i dipendenti con ridotte capacità lavorative e per il personale impiegatizio. Altro nodo centrale riguarda la ricollocazione interna, ritenuta insufficiente. Fim, Fiom, Uilm e Uglm chiedono con forza l’avvio di un percorso di stabilizzazione soprattutto per i lavoratori interinali e in staff leasing ancora presenti negli stabilimenti. Sul fronte Siena, viene denunciata anche l’incapacità di individuare investitori concreti nell’arco di un anno.
Alla Regione Toscana viene chiesto un intervento più incisivo per attrarre nuovi investimenti. Al Governo, invece, si chiede di esercitare una pressione più forte sull’azienda. L’obiettivo è garantire il rispetto degli impegni presi sugli investimenti e sulle produzioni. Non solo. I sindacati chiedono l’apertura urgente di un tavolo nazionale di settore sugli elettrodomestici, oggi fortemente esposto alla crisi energetica e alle dinamiche globali del mercato. Secondo le sigle, senza un intervento coordinato il rischio è quello di un declino irreversibile.
Sara Martano

