La vertenza Berco torna al centro del confronto nazionale con un nuovo tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un appuntamento cruciale che, ancora una volta, mette in evidenza tutte le criticità di una riorganizzazione aziendale che procede a rilento, lasciando sul campo incertezze e timori tra i lavoratori. Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm hanno espresso con forza la propria preoccupazione: il percorso di rilancio del gruppo appare in ritardo e le difficoltà operative si riflettono sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive di lungo periodo.
Particolarmente critica resta la situazione legata alla chiusura dello stabilimento di Castelfranco Veneto e le ripercussioni che questa sta comportando sullo stabilimento di Copparo, nonostante la fuoriuscita di 433 lavoratori ed una forza lavoro attuale di 935 dipendenti. I sindacati chiedono chiarezza e responsabilità, sollecitando un coinvolgimento diretto della casa madre nei prossimi incontri. Una richiesta che punta a ottenere risposte concrete sul destino industriale della controllata italiana. Al centro del confronto anche il tema, rimasto in sospeso da un anno, dell’integrazione produttiva. Le organizzazioni dei lavoratori insistono sulla necessità di nuove opportunità industriali e partnership che possano rafforzare e completare le attività esistenti.
Dal canto suo, l’azienda non nega le difficoltà. Ammette ritardi nello sviluppo del settore aftermarket (il mercato secondario dell’industria automobilistica che comprende la produzione, distribuzione e vendita di ricambi, accessori, ecc.) anche a causa della perdita di professionalità importanti, ma prova a rassicurare con dati incoraggianti: 12 milioni di euro di investimenti e un aumento del 15% degli ordini dal Nord America. Segnali positivi, certo, ma che per i sindacati non bastano a dissipare i dubbi su una strategia industriale ancora poco solida. Il ministero ha confermato l’esistenza di interlocuzioni con altri soggetti industriali, anche nel comparto della difesa, aprendo alla possibilità di una diversificazione produttiva. Un’opzione che potrebbe rappresentare una svolta, ma che al momento resta tutta da costruire.
Intanto, sul fronte occupazionale, si registra la fine del ricorso agli ammortizzatori sociali e una gestione degli esuberi senza traumi, grazie a incentivi volontari. Un risultato importante, ma che non cancella le preoccupazioni sul futuro. A rendere il quadro ancora più incerto è il progetto annunciato di una nuova holding entro il 2028, nella quale confluiranno i diversi segmenti del gruppo. Una prospettiva che apre interrogativi sul ruolo e sul peso del comparto automotive. Il prossimo appuntamento è fissato per il 7 luglio. Sarà un passaggio decisivo per verificare lo stato reale del piano industriale, degli investimenti e delle possibili partnership. I sindacati si aspettano risposte concrete e, soprattutto, impegni vincolanti. Il tempo delle attese è finito: i lavoratori chiedono certezze, non promesse.
Sara Martano

