Lunedì 8 giugno 2026, ore 18:48

Industria

Ceramica: imprese e sindacati uniti contro le nuove regole europee sulle emissioni

Imprese e sindacati del comparto ceramica oggi parlano con una sola voce. E lo fanno per chiedere all’Europa di fermarsi e rivedere le nuove regole sulle emissioni che rischiano di mettere in difficoltà uno dei comparti manifatturieri più importanti del Paese. Confindustria Ceramica e le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno infatti sottoscritto una posizione comune contro i nuovi benchmark previsti dal sistema ETS (Emission Trading System) per il periodo 2026-2030. Una presa di posizione che arriva nel pieno della consultazione pubblica aperta dalla Commissione europea e che punta a scongiurare conseguenze economiche e occupazionali considerate molto pesanti.

Per comprendere la questione è necessario partire dal funzionamento dell’ETS, il sistema europeo che regola le emissioni di CO2 delle imprese. Attraverso questo meccanismo le aziende ricevono una quota gratuita di permessi di emissione, calcolata sulla base di parametri di riferimento chiamati benchmark. Se le quote assegnate non sono sufficienti, le imprese devono acquistare sul mercato ulteriori permessi per continuare a produrre.
Il problema, secondo le parti sociali, è che i nuovi benchmark proposti da Bruxelles sarebbero troppo severi e non rispecchierebbero le reali possibilità tecnologiche oggi disponibili nel settore ceramico. Una riduzione dei parametri comporterebbe infatti una diminuzione delle quote gratuite e un conseguente aumento dei costi a carico delle aziende.

Per il comparto italiano delle piastrelle il conto rischia di essere particolarmente salato. Le stime parlano di un incremento dei costi diretti ETS dagli attuali 70 milioni di euro fino a circa 120 milioni di euro all’anno. Una crescita che arriverebbe in un momento già difficile, caratterizzato da una forte competizione internazionale, dal rallentamento della domanda e dall’aumento dei costi energetici. Secondo Confindustria Ceramica e sindacati, il rischio è quello di aggravare ulteriormente una situazione di “sotto allocazione” delle quote che sta già mettendo sotto pressione i bilanci di molte imprese. Non solo. Le organizzazioni contestano anche la metodologia utilizzata per definire i nuovi benchmark, giudicata poco trasparente e distante dai dati reali del settore.
Dal 2015 ad oggi le aziende del comparto hanno investito oltre 4,3 miliardi di euro in innovazione, efficienza energetica e ammodernamento degli impianti, destinando mediamente il 7% del proprio fatturato a questi interventi. Investimenti che, secondo le parti, non vengono adeguatamente riconosciuti dall’attuale impostazione del sistema.

Da qui la richiesta alla Commissione europea: mantenere invariati gli attuali benchmark almeno fino alla revisione complessiva della direttiva ETS, prevista nei prossimi mesi. L’obiettivo è costruire un sistema che premi realmente gli investimenti nella sostenibilità senza penalizzare le produzioni europee rispetto a quelle provenienti da Paesi extra Ue. Il timore più grande riguarda infatti il fenomeno della cosiddetta “rilocalizzazione delle emissioni”. Se produrre in Europa diventasse troppo costoso, una parte della produzione potrebbe spostarsi verso Paesi come India e Cina, dove gli standard ambientali risultano spesso meno stringenti e le emissioni per unità di prodotto sono più elevate. In questo scenario, sostengono imprese e sindacati, non solo si perderebbero posti di lavoro e capacità industriale in Europa, ma si rischierebbe addirittura un peggioramento dell’impatto climatico complessivo. Le parti chiedono inoltre che le risorse generate dal sistema ETS vengano reinvestite nelle aziende del settore per sostenere ricerca, sviluppo e diffusione delle energie rinnovabili, favorendo così il percorso di decarbonizzazione senza compromettere la competitività industriale.

Sara Martano

( 8 giugno 2026 )

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