Il settore ceramico italiano, uno dei pilastri storici della manifattura nazionale e simbolo riconosciuto del made in Italy nel mondo, torna a lanciare l’allarme sui costi dell’energia. Il recente e repentino aumento del prezzo del gas naturale rischia infatti di mettere in seria difficoltà un comparto industriale che rappresenta una componente fondamentale dell’economia italiana. Il settore vale complessivamente circa 7,5 miliardi di euro di fatturato annuo e occupa oltre 26mila addetti distribuiti in 248 imprese, molte delle quali concentrate in distretti produttivi altamente specializzati. Secondo Confindustria Ceramica il prezzo del gas è cresciuto oltre misura in poche settimane. "Una crescita molto significativa che si riflette immediatamente sui costi di produzione delle aziende del comparto. Per l’industria ceramica italiana questo incremento potrebbe tradursi in circa 180 milioni di euro di costi energetici aggiuntivi su base annua, una cifra che rischia di incidere pesantemente sui margini delle imprese".
La ceramica è infatti uno dei settori industriali più energivori del sistema produttivo italiano. Le aziende del comparto consumano complessivamente oltre 700 milioni di metri cubi di gas ogni anno, una quantità enorme ma necessaria per alimentare i forni ad altissima temperatura utilizzati nei processi produttivi. La realizzazione di piastrelle, lastre ceramiche, sanitari e altri manufatti richiede infatti cicli di cottura prolungati e temperature elevate, rendendo il gas naturale una risorsa indispensabile per garantire qualità, resistenza e prestazioni tecniche dei prodotti. All’interno del settore, il segmento dominante è quello delle piastrelle e delle lastre ceramiche, che da solo genera circa 6,1 miliardi di euro di ricavi, rappresentando la quota più rilevante dell’intera industria. Si tratta di un comparto altamente competitivo e tecnologicamente avanzato, capace negli anni di affermarsi come leader a livello mondiale. Accanto a questo segmento operano altri comparti importanti come la ceramica sanitaria, la stoviglieria e porcellana, i materiali refrattari e la cosiddetta ceramica tecnica, utilizzata in numerose applicazioni industriali e tecnologiche.
Uno degli elementi che caratterizzano maggiormente l’industria ceramica italiana è la sua forte vocazione internazionale. Il settore è infatti fortemente orientato all’export: circa l’82% del fatturato delle piastrelle deriva dalle esportazioni verso i mercati esteri. Questo significa che la competitività delle imprese italiane dipende in larga misura dal confronto con produttori di altri Paesi, molti dei quali possono contare su costi energetici significativamente più bassi. Di conseguenza, ogni aumento del prezzo del gas rischia di tradursi in uno svantaggio competitivo sui mercati globali. I principali poli produttivi del settore restano il distretto di Sassuolo, tra le province di Modena e Reggio Emilia, riconosciuto come il più importante hub mondiale per la produzione di piastrelle ceramiche, e il distretto di Civita Castellana, nel Lazio, specializzato nella produzione di ceramica sanitaria. In queste aree si concentra una filiera industriale estremamente articolata che comprende produttori, fornitori di tecnologie, aziende chimiche, designer e operatori logistici, creando un ecosistema produttivo che negli anni ha contribuito alla crescita e alla reputazione internazionale della ceramica italiana.
Tuttavia, l’attuale scenario energetico desta forte preoccupazione tra gli operatori del settore. Oggi infatti solo il 30% dei contratti di fornitura del gas risulta a prezzo bloccato, mentre la restante parte è esposta alle oscillazioni del mercato. Ciò significa che gran parte delle imprese si trova direttamente vulnerabile alle variazioni dei prezzi energetici, con effetti immediati sui costi di produzione e sulla pianificazione industriale. Per questo motivo Confindustria Ceramica parla apertamente di “allarme rosso nei costi dell’energia”, sottolineando come il caro-gas rischi di “mettere in ginocchio” un comparto già messo alla prova negli ultimi anni da forti tensioni sui mercati energetici. Le aziende temono che un prolungato periodo di instabilità possa compromettere la sostenibilità economica di molte produzioni. Se l’instabilità dei mercati energetici dovesse proseguire il rischio concreto è quello di perdere competitività.
Da qui l’appello dell’industria alle istituzioni: servono interventi immediati per contenere l’emergenza legata al caro-gas, ma anche misure strutturali capaci di stabilizzare i prezzi energetici nel lungo periodo. Tra le richieste del settore vi sono politiche energetiche più prevedibili, strumenti di sostegno per le imprese energivore e strategie volte a rafforzare l’autonomia energetica nazionale. Si tratta di una partita decisiva non solo per i distretti ceramici italiani, ma per un’intera filiera industriale che rappresenta uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy nel mondo. Difendere la competitività della ceramica italiana significa infatti tutelare un patrimonio produttivo, tecnologico e occupazionale che da decenni contribuisce alla crescita economica del Paese e alla diffusione dell’eccellenza industriale italiana sui mercati internazionali.
Sara Martano

