Electrolux Italia ha annunciato un "processo di ottimizzazione di circa 1.700 posizioni". La misura non escluderà nessuna delle cinque sedi del gruppo nel nostro Paese. La decisione ha sollevato immediatamente numerose reazioni.
La leader della Cisl Daniela Fumarola ha sottolineato che i costi di strategie ciniche non devono ricadere sui lavoratori: "La decisione di Electrolux di dimezzare la produzione industriale in Italia è grave e inaccettabile. Un colpo durissimo per i lavoratori, per le famiglie e per i territori coinvolti. Non si possono scaricare sulla pelle di migliaia di lavoratori i costi di strategie ciniche e antisociali. Chi investe nel nostro Paese ha anche una responsabilità sociale verso il lavoro e il tessuto produttivo nazionale. Serve subito un confronto tra azienda, Governo e sindacato per salvaguardare occupazione, produzione e futuro industriale". Il piano prevede la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e drastici tagli alla produzione e al personale negli altri impianti italiani, per un totale di circa 1.700 esuberi — quasi il 40% dei 4.500 lavoratori attualmente impiegati. Esclusa anche una possibile partnership con Midea analoga a quella siglata negli Stati Uniti. Il coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm ha dichiarato il piano «inaccettabile», proclamando lo stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero nazionale articolate in ogni stabilimento, e ha chiesto al Governo una convocazione urgente al Mimit.
Il dato più eclatante del piano prospettato è, come già detto, la chiusura completa dell'impianto di Cerreto d'Esi (Ancona), nel quale si producono prevalentemente cappe aspiranti e che impiega 170 addetti. Ma anche tutte le altre sedi, cioè Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Forlì e Solaro (Milano), nella misura in cui si eseguano fabbricazioni ritenute poco evolute, saranno toccate. Questo in una logica, riporta ancora l'azienda in una nota, di "un'ottimizzazione mirata delle attività, la razionalizzazione delle configurazioni di prodotto e dei volumi, e una più decisa concentrazione delle risorse sulle gamme a maggior valore aggiunto". Tutto ciò da effettuare in un arco di tempo definito "breve" che, date le dimensioni dell'azienda e la complessità del piano, dovrebbe significare nell'arco di un anno. Electrolux prosegue anche assicurando che "l'Italia resta un Paese strategico per il Gruppo grazie alla sua forte presenza industriale e al contributo costante nello sviluppo di prodotto". Sapevamo che il contesto fosse difficile", "ma nessuno poteva immaginare un piano di queste dimensioni", afferma Alessio Lovisotto della Fim Cisl Belluno Treviso, chiedendo che il governo "apra immediatamente un confronto nazionale con l'azienda e le organizzazioni sindacali". A livello nazionale, Fim, Fiom e Uilm annunciano di voler coinvolgere "le istituzioni locali per chiedere loro di fare fronte comune con i lavoratori" e chiedono l'intervento del governo. Barbara Tibaldi, responsabile settore elettrodomestico della Fiom Cgil, avverte: "Non consentiremo l'ennesimo scempio industriale, non consentiremo che vengano tolti posti di lavoro e produzioni nel nostro Paese". "Occorre intervenire - osserva il responsabile del settore elettrodomestico della Uilm Gianluca Ficco - con azioni di sistema che ci aiutino a salvare non solo 1.700 lavoratori colpiti dalla decisione della multinazionale svedese, ma a ben vedere l'intero settore degli elettrodomestici che rischia di scomparire in pochi anni".
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy fa sapere di seguire "con la massima attenzione" la situazione relativa a Electrolux e che "intende svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie e mantenere un confronto costante e strutturato con l'azienda e le organizzazioni sindacali, al fine di gestire la situazione nel modo più efficace possibile e garantire il massimo coordinamento tra le parti coinvolte. Come di consueto, il Mimit seguirà fin da subito la situazione con il massimo impegno, con l'obiettivo di favorire soluzioni condivise tra le parti, in un quadro che assicuri la tutela dell'occupazione e la continuità produttiva".

