Tutto rinviato a settembre. Si chiude senza decisioni definitive il tavolo sulla vertenza Electrolux convocato al Mimit. Dopo circa due ore di confronto, il ministro Adolfo Urso ha disposto l’aggiornamento della discussione: i tavoli tecnici sui singoli aspetti della crisi riprenderanno dopo la pausa estiva mentre la plenaria è stata fissata per il mese di ottobre. L’obiettivo è consentire all’azienda e ai sindacati di proseguire il confronto avviato nelle ultime settimane per arrivare a una revisione del piano industriale giudicato irricevibile.
Urso ha sottolineato che il dialogo ha già prodotto un primo cambio di passo, passando “da un piano industriale irricevibile a un confronto vero con le organizzazioni sindacali”. Il ministro ha ribadito l’aspettativa che Electrolux ritiri il piano presentato e lo trasformi in una proposta capace di garantire il futuro degli stabilimenti italiani evitando licenziamenti e salvaguardando capacità produttiva e occupazione. Inoltre ha rilanciato il tema europeo della crisi del comparto degli elettrodomestici, ricordando il “non paper” presentato insieme a Francia, Germania e Polonia per chiedere all’Ue un piano dedicato al settore, dopo la chiusura di 25 stabilimenti in Europa negli ultimi 6 anni.
Nel corso del confronto Electrolux ha confermato le difficoltà determinate dalla concorrenza asiatica ma ha annunciato la volontà di rivedere il piano industriale attraverso interventi di efficientamento dei costi e una maggiore focalizzazione sui prodotti a più elevata marginalità. Per gli stabilimenti italiani sono stati illustrati i principali indirizzi industriali: investimenti sui piani cottura e sui forni a Forlì, completamento della gamma dei prodotti svizzeri a Susegana, sviluppo delle lavatrici di grande capacità a Porcia, crescita della produzione di lavastoviglie a Solaro e interventi di efficientamento per il sito di Cerreto d’Esi.
Per la Fim i segnali arrivati dall’incontro non bastano ancora a mettere al sicuro il futuro industriale del gruppo in Italia. “I piccoli passi mossi nei recenti tavoli tecnici non sono sufficienti per mettere in sicurezza l’occupazione e il futuro del settore degli elettrodomestici in Italia - dichiarano il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano e il segretario nazionale Fim Massimiliano Nobis -. Il piano presentato inizialmente dall’azienda prefigura un inaccettabile processo di deindustrializzazione”. I sindacalisti tengono a sottolineare che: “Registriamo con forte preoccupazione il proseguimento del trasferimento di codici di produzione e di volumi da Cerreto d’Esi verso l’estero. Chiediamo all’azienda un atto di responsabilità: congelare subito queste iniziative e garantire la piena continuità produttiva del sito”.
La Fim inoltre giudica “del tutto inaccettabile” l’ipotesi di ridurre da due a un turno l’attività negli stabilimenti italiani, una scelta che, secondo il sindacato, comprometterebbe l’efficienza produttiva e la tenuta occupazionale. “Apprezziamo la volontà e gli impegni messi in campo dal ministero tra contratti di sviluppo, innovazione e azioni in sede europea ma questi strumenti non sono sufficienti. A settembre - concludono Uliano e Nobis - occorre una vera quadratura del cerchio che dia garanzie e prospettive a tutti i lavoratori e, in particolare, la certezza della continuità industriale a Cerreto d’Esi”. La partita resta aperta, dunque, con l’obiettivo di trovare soluzioni concrete che consentano di superare il piano da 1.700 esuberi annunciato da Electrolux e definire così una strategia industriale in grado di garantire il futuro dei 5 stabilimenti italiani.
Sara Martano

