Un piano irricevibile quello presentato ieri pomeriggio da Electrolux a Roma, al Mimit,con la previsione di 1.719 esuberi nei suoi stabilimenti in Italia, con riduzione di personale in 4 impianti, chiusura di un sito produttivo e tagli anche allo staff di ricerca e sviluppo. Un taglio deciso, dunque, alla manodopera dedicata alla produzione di elettrodomestici in Italia. Un programma che il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha giudicato "inaccettabile", sia per "l'assenza di adeguate prospettive industriali", sia per le "ricadute occupazionali" e ha chiesto all'azienda di "tutelare i lavoratori". Fanno muro anche le Regioni interessate dai tagli al personale, tra cui Marche e Friuli Venezia Giulia. I sindacati si dicono nettamente contrari al piano della multinazionale svedese e ne chiedono il ritiro sottolineando come non sia possibile alcuna trattativa se prima dal tavolo non viene ritirata la "pistola alla tempia" degli esuberi. I lavoratori mantengono dunque lo stato di mobilitazione. Electrolux, al termine del confronto, si è impegnata a presentare un nuovo piano in vista del ripresa del tavolo al Mimit prevista per lunedì 15 giugno. Ma, nel corso del confronto, la multinazionale avrebbe sottolineato la difficoltà di rimanere competitivi in un contesto globale complesso in cui i prezzi delle materie prime in Europa sono nettamente più costosi. Dopo due ore di confronto serrato, l'azienda ha sottolineato che l'Italia "rimane un Paese strategico, con una presenza manifatturiera consolidata in diversi stabilimenti".Le slide illustrate durante la riunione sintetizzano il piano di razionalizzazione proposto: lo stabilimento di Porcia passerebbe da 571 dipendenti a 309 (262 in meno), Solaro da 615 a 398 (-217), Forli' da 683 a 345 (-338), Susanega da 728 a 418 (-310). Per Cerreto d'Esi invece è prevista la chiusura dello stabilimento, che attualmente conta 170 occupati, di cui 81 operai. Ai tagli sulla produzione si aggiungerebbero 725 esuberi nelle attivita' di staff, compresi ricerca e sviluppo. Electrolux, a quanto filtra, ha richiamato quelli che considera i principali gap competitivi che penalizzano chi produce in Europa rispetto alla concorrenza extraeuropea. Dalle slide presentate dall'azienda emergono costi decisamente piu' elevati per le imprese europee: l'acciaio in Europa risulta più caro di circa il 31% rispetto alla Cina e del 27% rispetto alla Thailandia. Mentre il costo orario della manodopera nell'Europa occidentale e' pari a 37 euro, contro i 12 dell'Europa orientale, i 9 della Turchia e i 5 dell'Asia, quindi fino a quasi 8 volte superiore rispetto ai concorrenti asiatici. Quanto al costo dell'energia è pari a 204 euro/MWh in Europa occidentale, contro i 114 dell'Asia e i 77 della Turchia. Un divario che, secondo l'azienda, renderebbe sempre più difficile competere sul mercato europeo con prodotti importati da aree dove i costi industriali sono sensibilmente inferiori. Infine il ministro Urso ha invitato la Ue a riconoscere il settore degli elettrodomestici come "strategico".
"La vertenza Electrolux rappresenta un momento di profonda crisi per il settore dell'elettrodomestico e per l'intero comparto manifatturiero italiano, configurandosi come una vera e propria emergenza nazionale". E’ quanto sottolineano Cisl e Fim Cisl in una nota congiunta. "Il duro scontro tra la multinazionale svedese, le istituzioni e le sigle sindacali evidenzia la complessità di una situazione che tocca direttamente il tessuto sociale ed economico di cinque regioni italiane. Il piano di riorganizzazione presentato dall'azienda delinea un forte ridimensionamento della sua presenza storica nel Paese attraverso la previsione di ben 1.700 esuberi complessivi, una cifra che andrebbe a colpire il 35% degli operai e il 43% degli impiegati, a cui si aggiungono la chiusura totale dello stabilimento marchigiano di Cerreto d'Esi e una drastica riduzione dei volumi produttivi stimata intorno al 30%. Questo scenario ha compattato il fronte del rifiuto, portando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le Regioni coinvolte e i sindacati a dichiarare il piano del tutto inaccettabile" ribadiscono Cisl e Fim Cisl. Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha denunciato apertamente come "l'operazione non configuri un rilancio o una ristrutturazione, bensì un vero e proprio smantellamento industriale basato su logiche puramente finanziarie che penalizzano la ricerca, lo sviluppo e l'organizzazione stessa del lavoro». In parallelo, il segretario confederale della Cisl, Giorgio Graziani, ha evidenziato come “ la crisi di competitività e la forte pressione dei mercati asiatici e cinesi richiedano risposte strutturali non più rimandabili, invocando urgenti e concrete politiche industriali sia a livello italiano che europeo per proteggere e arginare la concorrenza extraeuropea. L'obiettivo del tavolo istituzionale resta quindi quello di spingere la multinazionale al ritiro immediato del piano e dei licenziamenti, per avviare una trattativa che salvaguardi l'occupazione e il patrimonio manifatturiero del Paese”.
Cecilia Augella

