La vertenza Electrolux entra in una fase decisiva. I sindacati Fim, Fiom e Uilm ribadiscono con fermezza un obiettivo considerato irrinunciabile: mantenere tutte le produzioni e tutti i livelli occupazionali negli stabilimenti italiani del gruppo, senza eccezioni e con particolare attenzione al sito di Cerreto. Nel corso dell’ultimo confronto con le organizzazioni sindacali, l’azienda ha manifestato una disponibilità di massima ad aprire la discussione su un nuovo piano industriale. Un’apertura che, tuttavia, viene giudicata ancora troppo generica e insufficiente per rassicurare i lavoratori, preoccupati per il futuro degli impianti italiani.
Secondo Electrolux, il quadro economico internazionale è profondamente cambiato rispetto alle previsioni formulate negli anni successivi alla pandemia. La domanda di mercato si è rivelata più debole del previsto, i prezzi medi di vendita degli elettrodomestici sono diminuiti e i produttori asiatici hanno rafforzato la propria competitività grazie a costi di produzione più contenuti. A questo si aggiunge la riduzione dei costi di trasporto dall’Asia verso l’Europa, che ha ulteriormente favorito le produzioni extraeuropee.
L’azienda ha inoltre confermato che, nel piano originariamente ipotizzato, alcune produzioni potrebbero essere trasferite in Thailandia o in Cina. Una prospettiva che alimenta le preoccupazioni dei sindacati, intenzionati a difendere il presidio industriale italiano.
Electrolux ha però indicato alcune condizioni per costruire un nuovo piano di rilancio. Tra queste figurano la revisione del meccanismo europeo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism - misura climatica dell’Unione Europea che impone una “tassa sul carbonio” alle merci importate da Paesi extra-Ue), il contenimento del costo dell’energia, una diversa organizzazione del lavoro, maggiori investimenti nell’innovazione e interventi per ridurre i costi strutturali.
Per Fim, Fiom e Uilm la partita non può essere giocata sul costo del lavoro. “Inseguire la concorrenza asiatica sul terreno dei salari - sottolineano - sarebbe una strategia perdente. La competitività deve essere costruita attraverso politiche industriali, innovazione e un deciso sostegno delle istituzioni”. I sindacati chiedono quindi una modifica della normativa europea sul CBAM, ritenendo paradossale che oggi il meccanismo riguardi l’importazione di componenti ma non quella degli elettrodomestici finiti provenienti dai Paesi extraeuropei.
Fondamentale sarà anche il ruolo del Governo e delle Regioni, chiamati a mettere in campo misure straordinarie per sostenere un comparto strategico per l’industria italiana. Tra le priorità indicate figurano interventi sul costo dell’energia, incentivi alla ricerca e strumenti capaci di rafforzare la competitività delle imprese senza sacrificare l’occupazione. Le prossime settimane saranno decisive. Il 14 luglio i sindacati attendono le prime risposte concrete da parte di Electrolux, a partire proprio dal futuro dello stabilimento di Cerreto. Il 21 luglio, invece, sarà chiesto un intervento forte delle istituzioni affinché la vertenza possa trovare una soluzione che garantisca lavoro, produzioni e prospettive industriali per tutti gli stabilimenti italiani del gruppo.
Sara Martano

