Fronte comune tra sindacati e istituzioni sulla vertenza Ericsson, dopo l'apertura della procedura di licenziamento collettivo per 131 dipendenti della sede genovese della multinazionale svedese delle telecomunicazioni. Al termine dell'incontro di giovedì tra i sindacati e il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, è stata ribadita la richiesta unanime di portare la crisi a livello governativo con un tavolo straordinario a Roma. Un passaggio che conferma l'attenzione della Regione sulla vicenda e la volontà di mantenere aperto il dialogo a tutela dei lavoratori.
Siamo tutti allineati nel difendere la nostra città, la Regione e i nostri posti di lavoro - ha spiegato Bucci. Ericsson è leader di mercato e la sua presenza a Genova è un valore irrinunciabile: vogliamo che continui a rimanere qui, questo è fuori discussione. Chiederò formalmente ai ministri l'apertura urgente di un tavolo nazionale perché la questione riguarda l'intero Paese. Se si chiude una divisione a Genova c'è anche la possibilità di aprirne un'altra: non diamo per vinto il discorso.
Il presidente ha aggiunto la disponibilità a mettere in campo "tutti gli strumenti possibili per facilitare la situazione e per eventuali ricollocazioni, ma ciò che conta è ottenere risposte positive dall'azienda per garantire ricadute economiche e occupazionali". Durissima la posizione dei sindacati. "La procedura va ritirata e nel contempo va aperto un tavolo di crisi nazionale coinvolgendo il governo - hanno dichiarato. C'è un'emorragia continua che sembra voler azzerare la presenza a Genova e ridurla in Italia. Ericsson è una multinazionale che gli italiani hanno ben finanziato negli anni: rispetti il nostro Paese. Al ministero chiediamo il ritiro dei licenziamenti, l'apertura agli ammortizzatori sociali e a piani di riconversione. Siamo contrari alla chiusura di un polo ad alta specializzazione". A preoccupare è anche la tenuta dell'intero insediamento. La procedura ora è stata aperta solo per Genova - hanno sottolineato i sindacati.
Il rischio riguarda i 131 lavoratori ma anche chi resta: se va via il cuore di ricerca e sviluppo, è a repentaglio tutto il sito produttivo. "Invieremo una lettera al governo chiedendo l'apertura di un tavolo di crisi nazionale con i ministri Urso, Calderone e Giorgetti, Regione e Comune per incontrare i vertici aziendali il prima possibile.
L'obiettivo comune deve essere quello di ottenere un impegno da parte della multinazionale svedese a rimanere a Genova, attivando gli ammortizzatori sociali e aprendo una discussione sulle prospettive future della sede Ericsson nel capoluogo ligure - ha ripreso Bucci al termine dell'incontro con i sindacati. L'elemento indispensabile è che Ericsson rimanga a Genova. A fronte di questo impegno, come Regione metteremo a disposizione tutti gli strumenti possibili per trovare una soluzione immediata, facendoci carico di eventuali necessità dell'azienda, anche sul piano della formazione".
Il Consiglio regionale ha chiesto al governo di attivarsi nei confronti dell'azienda perché la procedura prevede sostanzialmente l'inizio della dismissione totale della sede a Genova.
Licenziare il 40% dei lavoratori di alta professionalità è una botta tremenda, che segna una strada che evidentemente la multinazionale vuole percorrere.
Ce.Au.

