Sabato 5 settembre 2026, ore 6:25

Vertenze 

Ex Ilva, 2.500 licenziamenti

Sono partite 28 lettere da 28 aziende dell'indotto dell'ex Ilva. E comunicano 2.500 licenziamenti. Lo ha fatto sapere in una accorata lettera ai sindacati metalmeccanici Nicola Convertino, presidente dell’Aigi, l’associazione delle imprese dell'indotto-appalto ex Ilva di Taranto. Scrive Convertino: ”Si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso. Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso dell'orgoglio delle nostre aziende, un capitale umano costruito in anni di ingenti investimenti nella formazione di duri sacrifici. Purtroppo, tale provvedimento rappresenta un atto dovuto inevitabile, diretta conseguenza dell'improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell'aria caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”. Una fabbrica di questa portata, è la considerazione da Convertino, ”avrebbe meritato una sorte diversa. Una delle più grandi acciaierie d'Europa - uno stabilimento che per oltre sessant'anni ha superato crisi petrolifere, recessioni, cambi di proprietà, guerre commerciali, procedimenti giudiziari, sequestri commissariamenti, crisi finanziarie e conflitti politici rischia oggi di non morire sul campo di una grande battaglia industriale, bensì di spegnersi per consunzione. Questo epilogo non avviene nel contesto di un piano di riconversione già operativo, né con nuove fabbriche già edificate e con migliaia di lavoratori accompagnati verso nuove occupazioni, ma attraverso un mero conto alla rovescia di 90 giorni”.

Commentano il segretario generale della Fim Cisl Uliano e il segretario nazionale D'Alò: “Respingiamo con tutta la nostra determinazione e ribadiamo il nostro fermo e totale dissenso alla comunicazione ricevuta da Aigi. Siamo fortemente preoccupati e contrari ai licenziamenti che vanno immediatamente fermati, che rappresentano solo inizio di un grave impatto sociale ed economico su tutte le famiglie coinvolte e sul territorio. C’è un incontro programmato a Palazzo Chigi nel quale chiederemo espressamente al Governo di intervenire a rimuovere i licenziamenti e ad individuare soluzioni volte a garantire la continuità produttiva e soluzioni industriali e occupazionali più condivise e strategiche. E’ inaccettabile procedere unilateralmente a processi sommari di licenziamenti collettivi di questa portata”.
Tuttavia, sottolineano Uliano e D'Alò, “prendiamo atto di questa scelta e, come Fim Cisl, ci impegneremo al massimo affinché ogni aspetto di questa triste vicenda venga chiarito e affrontato con responsabilità e senso di responsabilità sociale. Nei giorni scorsi abbiamo condiviso l’urgenza di una risposta concreta e di un intervento deciso, ma ci troviamo di fronte a un Governo che, pur avendo avuto in passato il coraggio di gestioni straordinarie e interventi incisivi - come durante l’Amministrazione Straordinaria e la gestione ArcelorMittal - oggi sembra aver scelto di non decidere. Per noi, è fondamentale che si garantisca un mantenimento della produzione, in modo da tutelare non solo i posti di lavoro, ma anche l’organizzazione programmatica di tutte le attività necessarie a mettere in sicurezza i lavoratori e le imprese coinvolte, utilizzando tutti gli strumenti disponibili”.

Sulle ripercussioni occupazionali della fermata dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto (acciaierie e altiforni) su imprese appaltatrici e dell'indotto, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno chiesto un incontro urgente alle rappresentanze delle stesse imprese. La richiesta è stata inoltrata a Confindustria Taranto, Confapi Taranto e Aigi. L'incontro deve servire ad ”analizzare le criticità generatesi nel sistema di appalto e indotto di Acciaierie d'Italia in seguito al decreto della Corte di Appello di Milano che prevede la sospensione delle attività dell'area a caldo nello stabilimento di Taranto entro 90 giorni”. Inoltre, in attesa del confronto a Palazzo Chigi e dell'udienza prevista nella data nel 9 settembre in cui si discuterà l'istanza di sospensiva, i sindacati ritengono ”necessario avviare un confronto con le parti datoriali al fine di garantire un futuro ai lavoratori e alle stesse aziende dell'appalto”. Infine, ”è necessario ricordare che tra le questioni inerenti le prospettive industriali, occupazionali ed ambientali poste all'attenzione del Governo e quindi del confronto che si terra' a Palazzo Chigi c'e anche il tema dell'appalto”".
Sono tre gli incontri che nel pomeriggio dell'8 settembre il Governo terrà a Palazzo Chigi sull’ex Ilva e su Taranto. Si partirà con le istituzioni pugliesi e locali, quindi le associazioni nazionali delle imprese, dell'artigianato e delle cooperative; per concludere con i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Usb, Ugl e Federmanager per i dirigenti d'azienda.
Intanto, a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso afferma che ”la manifestazione d'interesse per l'Ex Ilva della cordata italiana è piuttosto significativa perché vi hanno aderito 14 importanti aziende siderurgiche del nostro Paese. Ci auguriamo che si concretizzi con una proposta vincolante, che i commissari dovranno giudicare in modo comparativo con le altre”. Al momento le proposte vincolanti sono quelle dell’indiana Jindal e del fondo americano Flacks.
Giampiero Guadagni

( 4 settembre 2026 )

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