Mercoledì 8 aprile 2026, ore 8:23

Industria

Ex Ilva: futuro incerto e lavoratori senza risposte

La tensione torna a salire attorno allo stabilimento ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, mentre i sindacati denunciano ritardi e incertezze che pesano direttamente sulla vita dei lavoratori. La Fim Cisl Taranto-Brindisi punta il dito contro il mancato riconoscimento dei buoni welfare, un diritto previsto dal contratto nazionale ma ancora disatteso. In una comunicazione ufficiale inviata all’azienda, firmata dal coordinatore di fabbrica Vincenzo La Neve, il sindacato parla di “situazione inaccettabile”. Nonostante i ripetuti solleciti, spiegano dalla Fim, non esistono ancora risposte concrete né tempi certi per l’erogazione dei buoni già richiesti alla società. Un ritardo che pesa ancora di più in un contesto fortemente compromesso. I lavoratori, infatti, stanno affrontando mesi difficili segnati dal ricorso alla cassa integrazione e da una sensibile riduzione del reddito. Proprio per questo, secondo il sindacato, ogni ulteriore rinvio rischia di aggravare una condizione sociale già critica. La richiesta è chiara: convocare con urgenza un incontro per avere risposte ufficiali e una data certa. In assenza di riscontri immediati la Fim non esclude nuove iniziative di mobilitazione. Intanto, sul fronte istituzionale, arriva un primo segnale: il ministero del Lavoro ha convocato azienda e sindacati per il prossimo 16 aprile. Al centro del confronto ci sarà proprio il tema della cassa integrazione.

Un passaggio cruciale per comprendere le prospettive occupazionali a breve termine, ma la partita più grande si gioca sul futuro stesso dell’acciaieria.
La cessione dell’ex Ilva potrebbe entrare in una fase decisiva già nelle prossime settimane. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha dichiarato l’obiettivo di chiudere i negoziati entro la fine del mese. Due i soggetti principali in campo: il fondo americano Flacks Group e la società indiana Jindal International. Le loro proposte delineano scenari profondamente diversi. Flacks punta su una produzione fino a 6 milioni di tonnellate annue e promette investimenti per 5 miliardi con un coinvolgimento di circa 8.500 addetti. Jindal, invece, presenta un piano più contenuto: 1,5 miliardi di investimenti e circa 4.500 occupati e prevede una transizione graduale verso forni elettrici con una riduzione progressiva della produzione a Taranto. Un’ipotesi che solleva interrogativi sul futuro industriale del sito, ma il vero nodo resta quello delle garanzie finanziarie. Secondo alcune fonti Flacks non avrebbe ancora fornito elementi sufficienti per dimostrare solidità economica mentre Jindal appare più determinata.

Nel frattempo, il territorio cerca di resistere. La Regione Puglia ha avviato interventi concreti per sostenere le imprese dell’indotto. Sono 23 le aziende che hanno già ricevuto i primi aiuti economici. Una misura da oltre 20 milioni di euro complessivi. L’obiettivo è garantire continuità produttiva e salvaguardare il tessuto economico locale. Il contributo copre fino al 30% dei crediti vantati dalle imprese nei confronti dell’acciaieria. Un segnale importante, ma non sufficiente a risolvere le criticità strutturali. Per i sindacati, la priorità resta una: tutelare lavoro e diritti.

Sara Martano

( 7 aprile 2026 )

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