Giorni importanti per il futuro dell’ex Ilva. A Taranto riparte infatti l’altoforno 2, fermo da quasi due anni, mentre il potenziale acquirente del gruppo siderurgico, il fondo statunitense Flacks Group, fa visita allo stabilimento pugliese. Sullo sfondo, il via libera della Commissione europea a un prestito ponte fino a 390 milioni di euro per garantire la continuità operativa di Acciaierie d’Italia.
Secondo quanto comunicato dall’azienda ai sindacati, dopo lo stop dell’Afo2 per interventi di ripristino iniziati il 20 gennaio 2024, prenderanno il via le fasi di settaggio degli impianti. Le attività, spiegano Fim, Fiom e Uilm, dureranno circa 7-10 giorni; al termine si procederà con il caricamento e l’avviamento dell’altoforno, previsto indicativamente intorno al 20 febbraio. Attualmente è operativo solo l’altoforno 4, mentre l’altoforno 1 resta sotto sequestro senza facoltà d’uso, dopo il provvedimento disposto dalla procura di Taranto il 7 maggio scorso in seguito allo scoppio di una tubiera.
In parallelo, è iniziata la visita di un team di consulenti tecnici di Flacks Group, impegnati in una due giorni di verifiche sugli impianti del sito. La missione si inserisce nel confronto in corso con le gestioni commissariali di Ilva e Acciaierie d’Italia per l’acquisizione dell’intero perimetro industriale, dopo che l’offerta presentata dal fondo americano è stata giudicata la più conveniente dai commissari e dagli organismi di controllo. Sulla base di queste valutazioni, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha autorizzato l’avvio di una trattativa in esclusiva con Flacks. I consulenti hanno già fatto precedenti sopralluoghi negli impianti di Genova e Novi Ligure.
Intanto da Bruxelles arriva il via libera della Commissione europea al prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro ad Acciaierie d’Italia. Il finanziamento, della durata massima di sei mesi, servirà a coprire i costi operativi e a garantire la continuità produttiva fino al trasferimento delle attività al nuovo operatore che emergerà dalla gara in corso. Secondo l’esecutivo comunitario, l’intervento è proporzionato e concesso a condizioni di mercato, senza alterare indebitamente la concorrenza. Al termine dei sei mesi, l’Italia dovrà presentare un piano di ristrutturazione o di liquidazione, oppure dimostrare il rimborso del prestito.
Bruxelles sottolinea inoltre che una cessazione improvvisa delle attività avrebbe conseguenze sociali rilevanti, in particolare in Puglia, dove il tasso di disoccupazione resta stabilmente superiore alla media europea, oltre a effetti negativi su intere filiere industriali, dall’automotive alle costruzioni, fino agli elettrodomestici e alla meccanica. La Commissione precisa infine che la decisione non pregiudica la procedura d’infrazione aperta contro l’Italia sul rispetto della direttiva sulle emissioni industriali: il futuro gestore dovrà impegnarsi nella decarbonizzazione del sito, con la chiusura delle aree a carbone e la realizzazione di forni elettrici, nel pieno rispetto dell’autorizzazione ambientale.
Sara Martano

