Il decreto ex Ilva è legge. La Camera ha dato il via libera definitivo al provvedimento con 125 voti favorevoli, 43 contrari e 52 astenuti, convertendo il testo già approvato dal Senato senza ulteriori modifiche. Il decreto introduce misure urgenti per garantire la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale e prevede, tra le altre disposizioni, una disciplina speciale sulle garanzie finanziarie per gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti delle imprese in amministrazione straordinaria. Mentre il provvedimento diventa legge, resta aperta la partita più delicata: quella delle ricadute occupazionali e delle tutele per migliaia di lavoratori coinvolti nella crisi del gruppo siderurgico.
Sul fronte previdenziale arrivano indicazioni dal Ministero del Lavoro. Gli strumenti per accompagnare alla pensione i lavoratori impegnati in attività usuranti, secondo quanto riferito dalla Fim Cisl, saranno inseriti nella prossima legge di Bilancio e non in un decreto legge dedicato. “Abbiamo sostenuto con forza l’inserimento delle attività dell’ex Ilva all’interno di questo provvedimento - afferma Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim - con l’obiettivo prioritario di mitigare l’impatto sociale della transizione in atto”. Per il sindacato, la platea dei beneficiari dovrà comprendere tutti i lavoratori del ciclo produttivo, senza lasciare indietro nessuna categoria. Sarà quindi necessario definire quali mansioni rientreranno nelle misure e per quanto tempo ciascun lavoratore dovrà aver svolto determinate attività per poter accedere ai benefici.
Sul tavolo restano anche le criticità legate alla tutela dei dipendenti delle aziende in appalto, che rischiano di essere esclusi dagli interventi a causa della soglia del 50% prevista dal decreto. La Fim chiede inoltre di estendere alla realtà di AdI in amministrazione straordinaria gli strumenti dei lavori di pubblica utilità già previsti per Genova nell’ambito di Ilva in AS. Tra le altre misure da approfondire figurano l’incentivo all’esodo e l’isopensione, strumenti sui quali, riferisce il sindacato, è stata manifestata disponibilità, ma che richiederanno ulteriori valutazioni normative e temporali.
Un punto resta imprescindibile: garantire continuità reddituale ai lavoratori durante la transizione. Il Ministero ha confermato l’impegno a evitare ritardi nei pagamenti della cassa integrazione straordinaria nei casi di erogazione diretta da parte dell’Inps.
La questione previdenziale si intreccia con quella industriale. Per la Fim il rilancio dovrà salvaguardare l’integrità del gruppo e il futuro di tutti i siti, da Taranto a Genova e Novi Ligure. La riconversione attraverso forni elettrici e impianti Dri, insieme alla ricerca di approvvigionamenti anche esterni alla produzione tarantina, viene indicata come una strada da valutare per sostenere la produzione e la liquidità dell’intero gruppo.
Ora l’attenzione si sposta sul prossimo incontro a Palazzo Chigi, previsto per il 27 ottobre. Un appuntamento decisivo per conoscere le prospettive industriali e occupazionali dell’ex Ilva, mentre resta attesa anche la pronuncia della Corte di Cassazione sul destino degli impianti. Per i sindacati, la priorità è tenere insieme lavoro, salute e ambiente: le misure previdenziali possono accompagnare la transizione, ma la prospettiva indicata resta il rilancio produttivo, con garanzie per tutti i lavoratori, diretti e dell’indotto.
Sara Martano

