Giovedì 12 marzo 2026, ore 20:57

Siderurgia

Ex Ilva in bilico tra investitori e la chiusura dell'area a caldo

La vicenda ex Ilva rappresenta uno dei dossier industriali più complessi e delicati per il nostro Paese. Dopo anni di emergenze e scelte non risolutive, l’obiettivo del Governo oggi è quello di costruire una prospettiva solida, credibile e duratura per il sito di Taranto e per l’intera filiera siderurgica nazionale. Ma come? Quali saranno le condizioni? E soprattutto con quali partners?

L’informativa del ministro delle Imprese, Adolfo Urso al Senato di certo non ha chiarito le strategie anzi. Ora oltre al gruppo Flacks anche il gruppo indiano Jindal, primario operatore su scala globale, ha presentato una manifestazione d’interesse per l’intero complesso siderurgico con un piano industriale ambizioso, garantendo il processo di piena decarbonizzazione. “Eserciteremo anche il diritto di golden power per garantire al meglio ogni aspetto del processo industriale e della decarbonizzazione ambientale” assicura Urso.

Intanto incombe la sentenza del Tribunale di Milano che impone la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva entro il 24 agosto ove non si verificassero alcune condizioni, ma il ministro delle Imprese sottolinea che nonostante un “percorso costellato di incursioni, imprevisti e decisioni quantomeno discutibili, il programma di manutenzione straordinaria degli impianti nel sito di Taranto, in vista della vendita, è andato avanti con l’obiettivo di raggiungere, entro aprile 2026 un assetto industriale in grado di garantire 4 milioni di tonnellate annue di capacità produttiva come eravamo appunto riusciti a fare già un anno fa se non fosse intervenuto il sequestro probatorio inibitorio all’uso della Procura di Taranto”.

Intanto i sindacati sottolineano l’importanza tanto della scelta del futuro acquirente quanto di un piano industriale capace di garantire la produzione facendo attenzione alla sostenibilità ambientale e tutelare l’occupazione investendo anche nella sicurezza degli impianti. Prioritaria è anche la decisione di non frammentare gli impianti: una sfida complessa che per i sindacati va affrontata con urgenza e con senso di responsabilità trovando soluzioni a lungo termine.
Già giorni fa il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano invocava un piano B pubblico come garanzia per i circa 12mila lavoratori coinvolti nella filiera. Nel frattempo è stata accolta la richiesta dei sindacati di avviare un percorso di discussione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per affrontare sia la questione della cassa integrazione sia per esaminare i contratti nelle aziende dell’appalto con l’obiettivo di allinearli a quello dei metalmeccanici. Oggi la cigs riguarda 4.450 dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. I commissari ne avevano chiesto la proroga oltre il 28 febbraio, ma durante l’incontro dedicato al prolungamento si è deciso per una sospensione tecnica proprio per valutare le conseguenze del decreto del tribunale milanese. Ed ora il futuro del siderurgico è tutto da ridefinire.

Sara Martano

( 12 marzo 2026 )

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