Le imprese dell'indotto ex Ilva mantengono fermo lo stato di agitazione dopo il decreto della Corte d'Appello di Milano sulla chiusura dell'area a caldo a Taranto e preparano i licenziamenti collettivi. Questa mattina si è svolta una riunione delle associazioni che riuniscono le aziende dell'indotto: Confindustria Taranto, Confapi Taranto, Aigi, Confartigianato e Federmanager. La riunione si e' tenuta nell'ambito del "Tavolo Permanente per Taranto" istituito due settimane fa dagli imprenditori "impegnati a individuare soluzioni atte a scongiurare il disastro occupazionale ed economico che andra' a determinare la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento ex Ilva. L'incontro odierno - si annuncia - ha fatto registrare due decisioni che vanno a rendere ancora piu' esplosiva la fase che sta vivendo questa vertenza". Infatti, "al termine di un confronto in cui e' stata rimarcata la gravita' di una crisi senza precedenti, e' maturata la sensazione che gli effetti provocati dalla fine dell'operativita' dell'area a caldo non rimarranno confinati nel territorio tarantino. Anzi, l'ipotesi piu' verosimile e' che a breve andranno ad allargarsi e ad interessare buona parte del Paese. I rappresentanti delle associazioni sono comunque in attesa degli esiti dei vertici che in queste ore stanno tenendo i tecnici del Mimit e i commissari di AdI ed ex Ilva, ma l'orientamento comune emerso quest'oggi - si sostiene - e' che non c'e' piu' tempo da perdere. Di conseguenza, e' stato deciso di proseguire lo stato di mobilitazione di tutte le aziende dell'indotto e di procedere con la richiesta di licenziamento collettivo, provvedimento necessario visto che la chiusura dell'area a caldo inevitabilmente portera' ad un esubero diretto di tutto il personale dell'indotto impegnato in quell'area e successivamente di un'altra parte di risorse impiegata nell'area a freddo. Area, questa, che per mancanza di alimentazione di acciaio sara' la prossima a fermarsi". "Iniziative forti - dicono le associazioni delle imprese - ma che potrebbero non essere isolate, soprattutto se in queste ore non arriveranno notizie in grado di segnare una strada percorribile ed idonea a garantire il connubio salute-lavoro".

