I sindacati sono stati convocati per un incontro riguardo "la situazione" degli stabilimenti. Un passaggio, quello all'interno della comunicazione ufficiale della presidenza del Consiglio, volutamente ampio e che comprende il futuro dell'ex Ilva, quello dei lavoratori, delle imprese dell'indotto, la sorte dell'area a caldo e le offerte che sono al momento sul tavolo.
Quella con le imprese è ”una riunione con una delegazione del Governo su progetti concreti per lo sviluppo dell'area di Taranto”, si legge nella convocazione inoltrata dal capo di gabinetto del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
I due vertici precedono l'udienza del pomeriggio del 9 settembre a Milano della Corte d'Appello chiamata a discutere le due istanze di sospensiva presentate dalle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d'Italia relativamente alla fermata dell'area a caldo della stessa fabbrica disposta dalla stessa Corte con un decreto del 27 luglio. Scadenza 90 giorni e quindi entro fine ottobre. La procedura di spegnimento degli altoforni potrebbe iniziare già prima, per rispettare il termine ultimo del 26 ottobre. L'istanza di sospensiva del decreto è stata presentata dalle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d'Italia, insieme al ricorso depositato alla Corte di Cassazione. Nello specifico, la tesi del ricorso riguarda il fatto che la Corte d'Appello abbia sostituito integralmente la misura prevista dal Tribunale e avrebbe così impedito alla società di applicare le soluzioni correttive indicate in primo grado.
Sul fronte della vendita l'offerta sul tavolo resta quella di Jindal. Ad agosto il gruppo indiano aveva infatti aggiornato la propria proposta, guardando all'intero perimetro dello stabilimento di Taranto. Alla partita si è poi aggiunta la squadra di quattordici imprese guidata da Federacciai, insieme al gruppo Eusider. Per la cosiddetta cordata italiana però la manifestazione d'interesse non si è ancora tradotta in un'offerta vincolante, così come anche per Ce Industries, che ha recentemente precisato il suo ruolo.
La posizione della Fim Cisl è ribadita dal segretario generale Uliano: ”Abbiamo sempre auspicato la presenza di una cordata italiana in affiancamento ad una presenza maggioritaria da parte dello Stato italiano. Riscontriamo che la proposta presentata è una proposta per una mini Ilva perché non coinvolge le aree a caldo per noi importantissime per poter garantire una soluzione di sostenibilità industriale e ambientale. Pertanto riteniamo importante che si faccia una proposta anche per investimenti significativi di forni elettrici affiancati a impianti Dri per poter mantenere il perimetro complessivo del più grande stabilimento siderurgico”.
Giampiero Guadagni
