Mercoledì 21 ottobre 2026, ore 4:19

Siderurgia

Ex Ilva: la Cassazione si riserva la decisione

La partita giudiziaria sul futuro dell’ex Ilva resta aperta. Le Sezioni Unite civili della Cassazione si sono riservate la decisione sui ricorsi presentati da Ilva Spa in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia Holding contro lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. La pronuncia dei giudici arriverà successivamente, con la notifica alle parti. Al centro del procedimento c’è il decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio scorso, che ha disposto il fermo dell’attività produttiva dell’area a caldo. Una decisione che condiziona direttamente le prospettive del principale polo siderurgico italiano e, con esse, il futuro occupazionale di migliaia di lavoratori. Nel corso dell’udienza, l’avvocato generale della Cassazione, Luigi Birritteri, ha chiesto l’accoglimento parziale dei ricorsi e la rimozione dello stop. Secondo il procuratore generale nel provvedimento impugnato manca un adeguato bilanciamento tra la tutela della salute e la necessità di garantire la produzione industriale. Birritteri ha sottolineato che la pericolosità dell’amianto è indiscussa, ma ha contestato il modo in cui, secondo la sua valutazione, la Corte d’Appello avrebbe desunto il pericolo senza accertarlo. La richiesta della Procura generale non rappresenta, tuttavia, la decisione definitiva, che spetta ai giudici delle Sezioni Unite. Nel frattempo, il governo ha prorogato fino al 15 dicembre 2026 il mantenimento in temperatura degli impianti, senza attività produttiva e con gli obblighi di monitoraggio ambientale ancora in vigore. La misura serve a preservare la funzionalità degli impianti in attesa della pronuncia della Cassazione, senza modificare lo stop alla produzione.

Sul fronte occupazionale i timori si aggravano. Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha avviato la procedura per ampliare il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, portando il numero massimo dei dipendenti coinvolti da 4.450 a 8.622. La richiesta, presentata dai commissari il 14 ottobre, interessa tutti gli stabilimenti del gruppo, da Taranto a Genova, passando per Novi Ligure e Milano. A Taranto potrebbero essere coinvolti fino a 6.964 lavoratori su un totale di 7.875 dipendenti. A Genova la procedura riguarda 870 persone su 917, mentre a Novi Ligure potrebbe interessarne 515 su 542. Per il sito di Milano, invece, il numero indicato è di 117 lavoratori su 127. Complessivamente, su un organico di 9.626 persone, l’azienda prevede di mantenere in servizio 1.004 dipendenti per assicurare la custodia degli impianti e gli adempimenti amministrativi e ambientali. L’ampliamento degli ammortizzatori sociali ha provocato forti reazioni tra i rappresentanti dei lavoratori, che contestano l’assenza di una prospettiva industriale concreta. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, l’azienda ha precisato che le parti saranno convocate sulla nuova richiesta di Cigs soltanto dopo l’incontro del 27 ottobre a Palazzo Chigi tra governo e sindacati.

Nel frattempo, la mobilitazione prosegue e i lavoratori chiedono risposte concrete. Dopo Taranto e Genova la protesta coinvolge anche il Piemonte, dove Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato un presidio dei lavoratori degli stabilimenti di Novi Ligure e Racconigi in occasione del tavolo regionale convocato per domani. I sindacati giudicano inaccettabile il raddoppio dei dipendenti interessati dalla procedura e chiedono che gli stabilimenti restino aperti. Nel mirino ci sono anche le prospettive della Sanac di Gattinara, per la quale le organizzazioni sindacali sollecitano garanzie sul futuro produttivo e occupazionale. “La cassa integrazione - ribadiscono - non può trasformarsi in una soluzione definitiva né sostituire una strategia industriale credibile”. La richiesta è quella di un intervento pubblico capace di accompagnare la transizione ecologica, tutelare i posti di lavoro e assicurare una prospettiva di lungo periodo all’intero gruppo.

Sara Martano

( 20 ottobre 2026 )

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