Non si fermano le mobilitazioni di lavoratori e sindacati ex Ilva che hanno deciso altre 48 ore di sciopero. A Taranto e Genova si presidiano i cancelli degli stabilimenti anche di notte tra tende e fuochi improvvisati con la volontà di non arretrare finché non arriveranno risposte concrete sul futuro. A Taranto gli operai sono rimasti lungo le strade, alternandosi nei turni per garantire la continuità dei presidi. A Genova i lavoratori hanno allestito tende davanti alla prefettura, dove il presidio permanente prosegue. Nella mattinata il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato le rappresentanze sindacali in prefettura, nell'ambito della riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.
La richiesta comune di Fim, Fiom e Uilm è ora quella di una convocazione urgente del tavolo di confronto a Palazzo Chigi. Le organizzazioni sindacali hanno ribadito che la mobilitazione continuerà fino al raggiungimento di una soluzione. “Insieme ai lavoratori chiediamo lavoro, non cassa integrazione” dichiarano i segretari generali di Fim, Fiom, Uilm Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Davide Sperti. I rappresentanti dei lavoratori chiedono al Governo di intervenire per garantire la continuità delle attività produttive non sottoposte a fermo giudiziario, a partire dalle lavorazioni a freddo e dalle manutenzioni necessarie a tutelare la sicurezza degli impianti e del personale. La proposta è acquistare bramme e coils per consentire la ripresa delle lavorazioni a Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e negli altri siti del gruppo. Proprio sull’approvvigionamento della materia prima è in corso una valutazione da parte dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia. L’ipotesi è ricorrere a forniture esterne per alimentare gli impianti di laminazione, consentendo alle attività a freddo di proseguire anche in assenza di produzione interna. A Genova, secondo quanto emerso, le scorte disponibili potrebbero consentire di lavorare fino alla fine di novembre, mentre la fermata produttiva di Taranto incide direttamente sullo stabilimento pugliese e su quello di Novi Ligure, fermo da mesi.
Per la Fim, però, questo non basta: “Non è sufficiente sapere che un po’ di bramme di acciaio possono arrivare sugli impianti” sottolinea il segretario nazionale Valerio D’Alò, spiegando che le disponibilità ipotizzate potrebbero garantire appena una ventina di giorni di lavoro. “Serve - continua - una decisione chiara sul futuro dell’acciaieria, sulla realizzazione degli impianti necessari e sulla prospettiva di una produzione basata su forni elettrici”. Sulla stessa linea Biagio Prisciano, segretario generale Fim Taranto Brindisi, che ha escluso qualsiasi divisione della vertenza tra i siti pugliesi e quelli del Nord. “A Taranto non ci sono lavoratori di serie B” afferma, ribadendo che la trattativa deve riguardare l’intero gruppo e che non è possibile separare le sorti dei diversi stabilimenti. Per giovedì è previsto un incontro in Regione Puglia con il presidente Antonio Decaro, al quale i sindacati parteciperanno portando anche i lavoratori. I lavoratori chiedono che alle misure temporanee di sostegno si affianchi una strategia industriale definita, in grado di salvaguardare produzione, occupazione, salute e ambiente. Taranto e Genova sono in attesa di risposte senza le quali le proteste saranno destinate a proseguire.
Sara Martano

