Il pacchetto di misure per la tutela del reddito dei lavoratori dell’ex Ilva è ancora al centro del confronto tra Governo e sindacati. Al tavolo tecnico convocato al ministero del Lavoro sono arrivate alcune risposte alle richieste delle organizzazioni sindacali, ma per Fim, Fiom e Uilm restano diversi nodi da sciogliere. Tra gli strumenti confermati figurano la cassa integrazione in deroga per i lavoratori dell’indotto, l’integrazione al reddito per i dipendenti Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e incentivi alle imprese per le ricollocazioni. I sindacati chiedono però ulteriori garanzie, soprattutto per i lavoratori dell’indotto, oltre a misure per accompagnare eventuali uscite e pensionamenti e un quadro chiaro sul futuro industriale dello stabilimento di Taranto.
Per la Fim, inoltre, resta centrale la prospettiva della decarbonizzazione e del rilancio produttivo attraverso Dri e forni elettrici. “Stiamo cercando di lavorare su quel decreto annunciato a Palazzo Chigi e provare a mettere i nostri paletti perché sia efficace” ha detto il segretario nazionale Fim, Valerio D’Alò, al termine dell’incontro. “Già in passato - ha aggiunto - sono stati studiati provvedimenti che poi non sono stati accessibili dalle imprese”. Per D’Alò, occorre cambiare prospettiva: “Vogliamo che la tutela si sposti dall’idea dei fatturati e dai macro ragionamenti e scenda sulle persone”. La richiesta della Fim riguarda quindi tutti i lavoratori coinvolti dalla crisi, compresi quelli dell’appalto e dell’indotto. “Noi chiediamo che i lavoratori entrati in quella azienda o che comunque all’esterno hanno fatto lavorazioni per quella azienda, possano essere tutelati”, ha sottolineato. D’Alò ha poi evidenziato come sia stata garantita “l’integrazione al reddito per i lavoratori di Ilva in AS”, definendola un elemento positivo.
La Fim ha posto anche la questione degli incentivi all’esodo, considerando la possibilità per alcuni lavoratori di intraprendere percorsi professionali alternativi dopo anni di crisi. “Abbiamo appreso che comunque si insisterà anche su quelle che sono le condizioni incentivanti per le assunzioni dal bacino dei lavoratori di questa crisi”, ha spiegato. Per il sindacato, inoltre, il bacino dei lavoratori da tutelare non deve comprendere soltanto quelli di Ilva e Adi in amministrazione straordinaria, ma anche il mondo degli appalti. D’Alò ha ribadito che le misure emergenziali devono essere accompagnate da una prospettiva industriale: “Quella fabbrica va decarbonizzata e deve essere una transizione che deve vedere il rilancio con Dri e forni elettrici”. E ha aggiunto: “Non c’è altra condizione sul territorio di Taranto perché ci sia la piena occupazione di quei lavoratori”.
Sulla stessa linea anche Fiom e Uilm. “Sono arrivate risposte alle nostre richieste, ma non riteniamo ancora sufficienti e adeguate - ha affermato il coordinatore nazionale siderurgia Fiom, Loris Scarpa -. Il cantiere è aperto torneremo sui contenuti di questo decreto, su tutte le questioni: dalla continuità industriale a quella lavorativa e, soprattutto, per ciò che riguarda le nostre richieste su incentivi all’esodo e pensionamenti”. Scarpa ha chiesto che il prossimo confronto a Palazzo Chigi affronti anche il futuro degli impianti e delle attività lavorative, indipendentemente dall’esito della vicenda giudiziaria sull’area a caldo di Taranto. “Una cosa non può essere: farci discutere di questi temi, arrivare anche ai decreti e poi l’unica prospettiva per le persone è una cassa integrazione a vita. Noi questo non lo accettiamo”. Anche la Uilm considera il pacchetto di misure ancora insufficiente. “Sostanzialmente i tecnici del ministero del Lavoro hanno confermato il pacchetto degli strumenti per garantire il reddito ai lavoratori dell’indotto di Acciaierie e di Ilva in amministrazione straordinaria” ha detto il segretario nazionale Uilm Guglielmo Gambardella per il quale manca l’approfondimento sul pensionamento anticipato per i lavori usuranti e per l’incentivazione all’esodo. “Vogliamo - ha sottolineato - che le persone, dopo 14 anni di sofferenze, possano avere la possibilità di potersi scegliere anche un percorso alternativo”.
Sara Martano

