Separare i destini industriali degli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano (974 addetti) e Novi Ligure (550) da quelli di Taranto. Lo chiedono le due Confindustria di Alessandria e Genova. Nel documento congiunto inviato qualche giorno fa a governo, enti locali e sindacati, gli industriali alessandrini e genovesi prendono posizione sul futuro degli stabilimenti del nord della ex Ilva nel bel mezzo della trattativa tra il governo e i commissari di Acciaierie d’Italia con il fondo americano Flacks. “Lo Stato - si legge nella nota di accompagnamento al position paper di Confindustria Alessandria e Genova - deve separare la trattativa con Taranto da quella per Genova Cornigliano e Novi Ligure. L’eventuale definitiva acquisizione degli asset del Gruppo da parte di Flacks non pregiudicherebbe l’attuazione del piano sopra descritto, in quanto un ulteriore passaggio di proprietà ad altro produttore di acciaio sarebbe in linea con la natura finanziaria dell’acquisitore stesso. La Società per Cornigliano S.p.A. potrà essere estesa a entrambi gli stabilimenti e coi soci attuali aggiungerà Regione Piemonte, Comune di Novi Ligure e Provincia di Alessandria”. Il comunicato precisa anche che “lo Stato darà alla Società attualmente commissariata il compito di procedere alla bonifica delle aree da restituirsi prima del 2065, salvo gli impianti e gli stabilimenti che rimarranno a Genova Cornigliano. Gli impianti esistenti e in buono stato (decapaggio e zincatura) possono rimanere in stretto contatto logistico con lo stabilimento di Novi Ligure, dove svilupparsi con ottime prospettive anche con quegli impianti per altri prodotti e mercati molto importanti per l’Italia (esempio: banda stagnata e lamierino magnetico)”.
Per quanto riguarda Novi Ligure, Confindustria Alessandria e Genova insistono sul fatto che “la vocazione manifatturiera e il potenziamento ferroviario grazie al Terzo Valico dei Giovi rendono evidente la necessità non solo di conservare, ma possibilmente espandere l’attività dello stabilimento. Le direttrici d’investimento devono necessariamente tendere a rilanciare la focalizzazione sul mercato automotive. Servirebbe avviare i necessari ammodernamenti alle linee produttive per produrre acciai altoresistenziali di terza generazione e svincolarsi dalla dipendenza dall’area a caldo di Taranto, facendo leva sulle buone connessioni ferroviarie e la vicinanza al porto di Genova”.
Queste proposte hanno scatenato la dura reazione di Fim, Fiom e Uilm, che parlano di “sciacallaggio ai danni dei lavoratori” e “di interesse speculativo sulle aree”. Per il segretario generale Fim Cisl, Ferdinando Uliano: “La stessa trattativa non parla di spezzatini. Quella di Confindustria è una logica tutta speculativa sulle aree, dimenticando che c’è un accordo di programma fatto con il sindacato che non può essere disatteso”. “Come Cisl Alessandria Asti - commenta il segretario generale della Cisl territoriale, Marco Ciani - esprimiamo netta contrarietà a ogni ipotesi di ‘spezzatino’, più o meno camuffato, riguardante lo stabilimento ex Ilva di Novi Ligure. Separare la trattativa con Taranto da quella per Cornigliano e Novi Ligure rischia di far decadere una vertenza che attualmente ricopre rilievo nazionale in diverse vertenze locali con minori garanzie per l’occupazione e per il futuro degli impianti. Anche l’ipotesi di avviare nuove produzioni a Novi non ci sembra fondata, allo stato attuale, su presupposti concreti”. Dura la risposta anche della Fim ligure. “È inaccettabile - spiega Christian Venzano, segretario generale Fim Cisl Liguria - che si parli di restituzione delle aree e sviluppo logistico senza prima garantire la salvaguardia dei posti di lavoro e della capacità industriale dei siti. Per questo riteniamo indispensabile tutelare l’occupazione prima di ogni scelta sulle aree e inserire un forno elettrico a Cornigliano, come elemento chiave per l’autonomia produttiva e la decarbonizzazione dello stabilimento, contrariamente a quanto previsto dalle associazioni datoriali. Solo attraverso una strategia industriale integrata, con produzioni ad alto valore aggiunto e piena tutela dell’occupazione, potremo garantire un futuro solido per la Liguria e l’intero comparto siderurgico”.
Rocco Zagaria

