Martedì 8 settembre 2026, ore 14:47

Siderurgia

Ex Ilva: si cerca una via d’uscita tra licenziamenti e stop area a caldo

Giorni cruciali per la vertenza ex Ilva. Oggi a Palazzo Chigi il governo ha convocato tre distinti incontri per affrontare una crisi che rischia di trasformarsi in una vera emergenza sociale e produttiva. Il primo confronto sarà con la Regione Puglia e gli enti locali di Taranto, a  seguire, il governo incontrerà le associazioni delle imprese e infine toccherà ai sindacati, chiamati a confrontarsi con l’esecutivo sul futuro del siderurgico e sui 2.500 licenziamenti annunciati nell’indotto. È proprio l’occupazione a rappresentare la questione più urgente. Aigi, l’associazione che riunisce le imprese dell’appalto e dell’indotto, ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori di 28 aziende. Una decisione legata alla prospettiva di fermata dell’area a caldo dello stabilimento. Gli altiforni e le acciaierie dovranno infatti essere fermati entro il 28 ottobre, secondo quanto disposto dalla Corte d’Appello di Milano. I sindacati hanno reagito chiedendo ad Aigi di ritirare immediatamente le procedure. Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Usb considerano i licenziamenti una fuga in avanti e chiedono alle imprese di attendere il confronto con il governo. Aigi ha convocato i sindacati per il 10 settembre alle 9.30. L’incontro arriverà quindi dopo il vertice di Palazzo Chigi e dopo l’udienza fissata per il 9 settembre a Milano.

Oggi, però, il governo dovrà affrontare anche il tema industriale. Al centro del confronto il futuro dell’ex Ilva e il percorso per individuare i soggetti interessati a rilevare e rilanciare il complesso siderurgico. Al momento sono quattro i gruppi che si sono fatti avanti: gli indiani di Jindal, gli americani di Flacks, Federacciai e il gruppo ceco CE Industries. Sul tavolo anche la possibilità di nuovi investimenti nell’area di Taranto. Diverse realtà industriali hanno già manifestato interesse, da Webuild a Renexia, da Vestas a Pirelli. Ma il tempo stringe. E a rendere ancora più incerto lo scenario è la partita giudiziaria.
Domani la Corte d’Appello di Milano dovrà esaminare le richieste di sospensiva presentate da Ilva e Acciaierie d’Italia contro il provvedimento che impone la fermata dell’area a caldo. Le due società hanno inoltre presentato ricorso in Cassazione contro il decreto del 27 luglio. Una strada, però, destinata ad avere tempi più lunghi. La sospensiva rappresenta quindi la carta immediata per tentare di evitare, o almeno rinviare, lo stop degli impianti. “Qualora fosse negativo, l’area a caldo dovrà essere chiusa entro il 28 ottobre” ha ribadito il ministro delle Imprese Adolfo Urso.

Il governo, intanto, prova a scongiurare l’effetto domino sull'occupazione: “Dobbiamo assolutamente scongiurare i licenziamenti collettivi” ha dichiarato Urso. Ma dai sindacati arriva un giudizio durissimo sulla gestione della vertenza.Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, accusa il governo di aver perso tempo prezioso: “Questi 2.500 licenziamenti collettivi sono solo l’inizio di una crisi sociale e occupazionale devastante” sostiene Uliano, ricordando che la crisi coinvolge complessivamente circa 18 mila lavoratori tra diretti e indotto. La richiesta della Fim è chiara: garantire la continuità produttiva, rispondere alle prescrizioni dei giudici e creare contemporaneamente le condizioni per una nuova fase industriale. Non si tratta, per Uliano, di difendere il vecchio modello produttivo: “Non siamo per mantenere il ciclo a carbone”, è la posizione ribadita anche a livello territoriale, ma per accompagnare la transizione verso il ciclo elettrico e un acciaio green. La decarbonizzazione diventa dunque il punto di equilibrio indicato dal sindacato tra tutela ambientale, salute e produzione. Uliano chiede inoltre che lo Stato mantenga la maggioranza nel capitale e coinvolga le partecipate pubbliche, da Eni a Enel e Leonardo. Contrarietà, invece, all’ipotesi di una cordata di Federacciai che, secondo il leader della Fim, rischierebbe di trasformarsi nell’anticamera di una mini-Ilva e di uno spezzatino industriale. “I privati - sostiene Uliano - potranno essere coinvolti soltanto dopo la definizione di un piano industriale chiaro da parte dello Stato”.

Sara Martano

( 8 settembre 2026 )

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