La decisione del sindaco Bitetti e della sua maggioranza di non sostenere il piano di decarbonizzazione dell’ex-Ilva che prevede in otto anni, la realizzazione di quattro forni elettrici, quattro impianti DRI e la fornitura di gas attraverso una nave rigassificatrice, condanna lo stabilimento di Taranto alla perdita di oltre 7 mila posti di lavoro, tra dipendenti diretti e dell’indotto”. Così Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl commenta il comportamento del sindaco della città pugliese. “Si tratta - continua Uliano - di una scelta non condivisa dalle lavoratrici e dai lavoratori di Taranto e degli altri stabilimenti del gruppo ex-Ilva e vede la ferma opposizione della Fim-Cisl e delle altre forze sindacali. È una scelta che se fosse attuata avrebbe pesanti ripercussioni economiche e sociali per il territorio, mettendo a rischio un asset strategico per l’industria nazionale come quello siderurgico e blocca un intervento atteso da anni su ambiente e salute”. E conclude: “Nessuno: né il Governo, né la sua maggioranza, né le forze di opposizione può avallare una decisione tanto scellerata”.
Intanto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso conferma la riunione del 12 agosto che, nelle intenzioni del ministro dovrebbe definire il documento di vitale importanza per garantire il futuro all’acciaieria. Urso chiama in causa direttamente Bitetti: al tavolo “il sindaco di Taranto dovrebbe manifestare qual è l’intendimento della città in merito alle proposte formulate da mesi con chiarezza e trasparenza”. “Il sindaco - sottolinea il ministro - ci ha chiesto più volte di rinviare la riunione per convocare il Consiglio comunale e discutere del piano. Ieri, invece, ci ha detto che non è necessario, che hanno preso la decisione i capigruppo della maggioranza. Insomma, ciò che prima sembrava una condizione assolutamente necessaria non è più così necessaria. Il 12 sarà il giorno della verità e della responsabilità”.
E di responsabilità parla anche il segretario Fim Uliano: “Esiste un interesse generale e del Paese che va difeso e tutelato con responsabilità da tutte le forze politiche e sociali del Paese - afferma -. Per questo, il 29 agosto abbiamo chiesto, insieme a Fiom e Uilm, un incontro con tutti i gruppi parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione, che in queste ore hanno già espresso disponibilità al confronto. Lo abbiamo ribadito con chiarezza nell’ultimo incontro a Palazzo Chigi e lo abbiamo messo nero su bianco nei documenti ufficiali”. Il piano sostenuto dai sindacati prevede 4 forni elettrici (3 a Taranto e 1 a Genova), 4 impianti DRI a Taranto, e la garanzia della fornitura di gas, anche attraverso una nave rigassificatrice, in assenza di alternative concrete. “Quello che non comprendiamo - continua Uliano - è perché in altre aree del Paese, come Piombino, soluzioni simili siano state rese possibili anche grazie all’intervento di un commissario straordinario”.
Per Fim Fiom Uilm la transizione ecologica e industriale, da attuarsi nell’arco degli 8 anni previsti, permette una gestione sostenibile sul piano ambientale, della salute e sociale. “È una proposta avanzata dal sindacato proprio per consentire il tempo necessario a realizzare gli investimenti strategici ed evitare impatti devastanti sull’occupazione”. Vero è che serviranno risorse importanti, da individuare sia nel contributo dei privati, sia nell’intervento diretto dello Stato, a garanzia dell’intero piano industriale. “Se si continuerà con questo atteggiamento irresponsabile da parte della politica, si aprirà una fase di forte conflittualità sociale - conclude Uliano -. La Fim-Cisl e le altre forze sindacali non resteranno in silenzio, metteremo in campo ogni forma di mobilitazione, manifestazioni e scioperi, per impedire i licenziamenti e fermare quello che sarebbe un vero e proprio delitto industriale”.
Sara Martano