Venerdì 30 ottobre 2026, ore 18:28

Siderurgia

Ex Ilva: urge un piano industriale per il futuro

Nuova fase per il futuro dell’ex Ilva di Taranto. Dopo la decisione della Corte di Cassazione, che ha respinto i ricorsi straordinari presentati da Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, si avvicina lo spegnimento definitivo dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico. Una decisione che impone alle società di procedere alla fermata degli impianti, a partire dalle cokerie e dai tre altiforni 1, 2 e 4, sotto la supervisione degli enti di controllo, già informati dalle aziende. Attualmente gli impianti si trovano ancora in regime di preriscaldo, una condizione che aveva consentito di preservarne la funzionalità in attesa della pronuncia della Suprema Corte. Il decreto del Governo aveva infatti autorizzato il mantenimento del preriscaldo fino al 15 dicembre, ma la sentenza arrivata in anticipo rispetto a quella scadenza.

Lo stabilimento, del resto, è fermo produttivamente dall’8 ottobre. L’ultimo altoforno in attività, il numero 2, era stato messo in preriscaldo nei primi giorni del mese. L’altoforno 1 è fermo da maggio 2025, dopo il sequestro disposto dalla Procura di Taranto in seguito a un incendio, mentre il 4 era stato fermato per interventi di manutenzione. Anche le batterie delle cokerie sono inattive da inizio anno. Adesso i commissari di Acciaierie d’Italia dovranno definire tempi e modalità delle operazioni di spegnimento. Un passaggio tecnicamente delicato, soprattutto per le batterie delle cokerie, che dovranno essere raffreddate progressivamente fino al raggiungimento delle temperature necessarie.

La decisione giudiziaria riaccende inevitabilmente il confronto sul futuro industriale e occupazionale del gruppo. A intervenire sono soprattutto i sindacati, che chiedono al Governo di accelerare il percorso verso una nuova produzione siderurgica sostenibile.
La Fim Cisl, per voce del segretario generale Ferdinando Uliano e del segretario nazionale Valerio D’Alò, sottolinea la necessità di individuare rapidamente una prospettiva industriale per gli stabilimenti. “Non commentiamo le decisioni della Corte di Cassazione, ma ci aspettavamo un provvedimento meno drastico che potesse consentire, in tempi definiti, il percorso di transizione verso la decarbonizzazione dagli altiforni ai forni elettrici, con tempi meno stringenti e soprattutto più sostenibile sul piano sociale e occupazionale” dichiarano i due sindacalisti.

Per la Fim la priorità adesso è garantire la continuità produttiva attraverso un nuovo modello industriale basato sull’acciaio green. “Questo responsabilizza ancor di più il Governo - affermano Uliano e D’Alò -  che dovrà mettere in campo tutto ciò che è possibile affinché la realizzazione degli impianti di Dri e di forni elettrici, così come dichiarato nell’ultimo incontro a Palazzo Chigi, venga realizzata nel minor tempo possibile”. Intanto sul fronte occupazionale, la preoccupazione è elevata. Acciaierie d’Italia ha presentato richiesta di cassa integrazione straordinaria per 8.622 lavoratori su un organico complessivo di 9.626 dipendenti. A Taranto il provvedimento riguarda 6.964 lavoratori su 7.875. Soltanto circa un migliaio di addetti del gruppo dovrebbe rimanere in servizio per garantire le attività essenziali, in particolare sicurezza e vigilanza.

La Fim ritiene che le misure previste dal decreto del Governo non siano sufficienti: “Il decreto emanato, con le nostre correzioni e aggiustamenti, garantisce parzialmente nella fase transitoria la copertura di ammortizzatori sociali per i lavoratori diretti e indiretti- spiegano Uliano e D’Alò -. Data la decisione della Corte di Cassazione, è necessario assicurare garanzie per un arco temporale più lungo”. Per il sindacato, però, gli ammortizzatori sociali non possono diventare la risposta strutturale alla crisi: “Per noi la soluzione è il rilancio della produzione di acciaio in maniera ecocompatibile e la massima continuità possibile degli stabilimenti di laminazione di tutti i siti del gruppo - concludono Uliano e D’Alò -. È indispensabile individuare un percorso sostenibile e responsabile, a partire da un ruolo centrale dello Stato nella difesa di questo asset strategico per il settore industriale”.

Sara Martano
 

( 30 ottobre 2026 )

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