Oggi nuovo sciopero nazionale per i lavoratori dipendenti delle farmacie, un settore che, tra farmacisti e collaboratori, conta oltre 76 mila lavoratori. L’astensione è stata indetta dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per il mancato rinnovo del contratto scaduto il 31 agosto 2024. Dopo uno stop nelle trattative nei mesi scorsi, la ripresa dei negoziati non ha prodotto risultati soddisfacenti per le rappresentanze dei lavoratori. Non sono ancora noti i dati sulle adesioni, ma secondo fonti di Federfarma, l'associazione che riunisce le farmacie private, la protesta non dovrebbe creare particolari disagi ai cittadini. Ieri a Roma anche la manifestazione che, secondo i sindacati, ha visto una consistente partecipazione. Tanti i giovani con il camice bianco e bandiere che chiedono maggiori diritti e il rinnovo del contratto. Sono arrivati da quasi tutte le regioni e raccontato storie di sacrifici e studio per poi non vedere riconosciuta la professionalità da Federfarma. ''Non faremo un passo indietro - hanno ribadito i sindacati durante il comizio - La farmacia dei servizi non si realizza sulla pelle delle persone, il lavoro notturno e festivo deve essere riconosciuto''. La nuova iniziativa di protesta si inserisce in un percorso avviato nei mesi scorsi con lo sciopero nazionale del 6 novembre 2025, quando le lavoratrici e i lavoratori del settore hanno incrociato le braccia contro lo stallo delle trattative e contro una proposta economica giudicata insufficiente rispetto al necessario recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione. Infatti, nonostante la ripresa del confronto nel successivo incontro del 4 febbraio e le ulteriori interlocuzioni con Federfarma, le distanze sul salario, sul pieno riconoscimento delle professionalità e sulla valorizzazione delle responsabilità crescenti non si sono ridotte in modo significativo. Intanto i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi rilanciano lo sciopero nazionale della Sanità privata di venerdì 17 aprile”. “Parliamo, nel complesso, di 300mila persone che tengono in piedi un servizio pubblico essenziale senza vedere riconosciuto il proprio valore da troppi anni. Va aggiunto però che, allo stato dei fatti, Aiop e Aris non hanno ancora aperto il tavolo di trattativa: è necessario che il ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, attraverso una norma, vincolino gli accreditamenti istituzionali ai rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.” “I dati - chiariscono i sindacalisti - raccontano di un settore che attraversa un’autentica età dell’oro. Nel 2023 il fatturato complessivo ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita del 15,5% rispetto al 2019. La capacità di generare cassa del comparto è salita a 1.105,5 milioni di euro, mentre l'utile netto è raddoppiato in un solo anno, raggiungendo i 449 milioni di euro. Le aziende dispongono oggi di una liquidità impressionante che sfiora gli 1,8 miliardi di euro. Eppure, a fronte di questo boom finanziario, si continua a negare il rinnovo a chi aspetta da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle RSA. Uno stallo inaccettabile, ancor più se si considera che sono state recentemente rinnovate le tariffe sulla riabilitazione ospedaliera con un incremento del 14%, di cui gioverà in buona parte proprio il privato accreditato, dato che il servizio è in larga misura nelle loro mani.
Ce.Au.

