Il futuro dello stabilimento Hydro di Feltre torna di attualità. A preoccupare è il drastico ridimensionamento del progetto di reindustrializzazione, che ora sembra concentrarsi esclusivamente sulla fonderia.
L’ipotesi coinvolgerebbe appena 30 lavoratori, a fronte di un organico ben più consistente e delle aspettative iniziali. Per la Fim si tratta di un evidente fallimento dell’attività di scouting, che avrebbe dovuto garantire la massima salvaguardia occupazionale. “Passare da oltre cento lavoratori a una trentina significa non aver raggiunto gli obiettivi prefissati” sottolinea il segretario nazionale Fim Valerio D’Alò.
A destare allarme è anche la gestione degli spazi dello stabilimento, che si estende su un’area industriale di circa 80mila metri quadrati. Per il sindacato, lasciare un perimetro così vasto sostanzialmente inutilizzato rischia di compromettere definitivamente il futuro del sito.
La Fim chiede quindi di mantenere una forte regia ministeriale sull’intera operazione. Il timore è che accordi locali o comunali possano non offrire garanzie sufficienti sul piano occupazionale e industriale. Il sindacato ritiene necessario che i potenziali acquirenti assumano impegni formali e vincolanti direttamente davanti al Ministero. L’obiettivo è ampliare il piano degli investimenti e favorire una vera reindustrializzazione dell’area. Prossimo appuntamento al Mimit il 15 settembre.
Sa. Ma.

