Lunedì 13 aprile 2026, ore 18:15

Industria

La ceramica modenese rischia lo stop produttivo

Sarà un’estate decisiva, forse la più difficile degli ultimi anni, per il distretto ceramico modenese. A lanciare l’allarme è Massimo Muratori, segretario generale della Femca Cisl Emilia Centrale, che parla apertamente di “campo di battaglia”. Il nodo centrale è quello dell’energia, con il gas diventato risorsa critica e sempre più costosa. Un problema strutturale per un comparto che senza gas non può funzionare. Le preoccupazioni guardano già all’inverno: l’obiettivo è arrivarci con scorte adeguate negli stoccaggi. Ma la strada è ancora lunga e piena di incognite.

Ad oggi, l’Italia dispone di riserve pari al 43,85% della capacità, superiori alla media europea ma ancora lontane dal 90% richiesto entro l’autunno. Per colmare il gap serviranno acquisti consistenti di gas liquido e una competizione sempre più serrata sui mercati internazionali che sono esposti a shock geopolitici e incertezze sempre più crescenti. In questo contesto, anche gli equilibri politici globali potrebbero influire sui prezzi e sulla disponibilità delle forniture.
Muratori chiede una “protezione totale” per il comparto, che rappresenta l’87% della produzione nazionale e occupa quasi 15mila lavoratori. Il sindacato propone un cruscotto di monitoraggio condiviso con le imprese per tenere sotto controllo stoccaggi, prezzi e coperture contrattuali. Uno strumento utile anche per valutare gli effetti sui turni, sulla produzione e sui livelli occupazionali.

Intanto, però, la crisi è già realtà. Il caro energia rischia di pesare fino a 180 milioni di euro in più sui bilanci delle aziende ceramiche nel 2026.
A questo si aggiungono la debolezza del mercato e i costi legati al sistema europeo di scambio delle emissioni. Il risultato è una vera e propria “tempesta perfetta”afferma Muratori. Nella bassa modenese e nel cuore del distretto, almeno dieci aziende hanno già attivato la cassa integrazione, mentre altre si preparano a farlo nei prossimi mesi, tra maggio e luglio. Non solo: diverse imprese valutano di prolungare lo stop estivo dei forni, tradizionalmente previsto ad agosto. Una scelta che segnala quanto la situazione sia drammatica e instabile. Il rallentamento della domanda, sia interna che internazionale, aggrava ulteriormente il quadro: le esportazioni, da sempre motore del distretto, mostrano segnali di affaticamento. Sul fronte istituzionale, il piano di emergenza energetica prevede anche possibili interruzioni per i grandi consumatori in caso di necessità. Uno scenario che, combinato a un inverno rigido, potrebbe avere effetti pesantissimi anche perché le imprese temono di dover affrontare scelte drastiche tra continuità produttiva e sostenibilità economica. Per il sindacato è necessaria un’azione coordinata e tempestiva con strategie mirate e calibrate che coinvolgano sia le imprese sia i lavoratori.

Sara Martano

( 13 aprile 2026 )

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