Ancora una settimana di cassa integrazione a Mirafiori. Dal 2 al 6 novembre il provvedimento riguarda i lavoratori impegnati in Carrozzeria e reparto “Compenents”. Restano esclusi i reparti Special Vehicle, RG Premium, Drosso e Rivalta. Per la Fim Cisl Torino e Canavese è l’ennesima conferma di una forte incertezza produttiva e occupazionale nel principale stabilimento torinese. Una fermata che pesa ancora una volta sui lavoratori e sulle loro famiglie, chiamati a fare i conti con l’ennesima riduzione di reddito. “Ancora una volta i lavoratori sono chiamati a subire le conseguenze di una situazione che continua a non offrire prospettive chiare e stabili sul futuro produttivo del sito - dichiara Igor Albera, segretario della Fim Torino e Canavese responsabile del settore auto -. È indispensabile che arrivino rapidamente risposte concrete e investimenti in grado di garantire continuità lavorativa, saturazione degli impianti e certezze occupazionali”. Il quadro non è cambiato dopo l’incontro tra sindacati e Stellantis svoltosi a Roma a metà ottobre. “Non sono emerse novità degne di nota per Mirafiori - sottolinea Rocco Cutrì, segretario generale della Fim Cisl Torino e Canavese -. Al momento l’unica certezza rimane la cassa integrazione. Resta da capire come si chiuderà l’anno: difficile immaginare che le due settimane di Cig previste non vengano replicate”.
Aperta anche la partita del nuovo modello. Una discussione che, se vincolata alla costruzione di condizioni favorevoli oggi assenti, rimane per la Fim “un esercizio mentale affascinante ma inconsistente”. Da qui la richiesta, ribadita più volte nelle ultime settimane, di concretezza e di tempi certi. “L’unica vera rassicurazione - ribadiscono i segretari dei metalmeccanici torinesi Cutrì e Albera - è un progetto industriale reale e rapidamente tramutabile in nuova missione produttiva”. Eppure il 2026 era partito con ben altro passo. Mirafiori segnava +151,1%, con 46.323 vetture contro le 18.450 del 2025. Merito della 500 ibrida, risultato concreto dell’azione sindacale: 600 nuovi ingressi a febbraio, il secondo turno da marzo, il graduale superamento della cassa integrazione. Poi la frenata del terzo trimestre, tra fermi per mancanza di materiale e meno ordini. E a ottobre la richiesta di due settimane di cassa integrazione. Il target aziendale non sarà raggiunto: la stima è di circa 60 mila unità, contro le 100 mila attese per la sola ibrida.
Per la Fim lo stabilimento non può reggersi su un solo modello. Serve una seconda vettura a Mirafiori. Una nuova missione produttiva è la condizione per saturare gli impianti e dare continuità al lavoro, senza dipendere dall’andamento di un unico modello e dei suoi ordini. Per la Fim non bastano annunci o ipotesi legate a condizioni di mercato oggi assenti: servono tempi certi, investimenti definiti e volumi in grado di garantire un’occupazione stabile all’intero stabilimento. Intanto nella Preassembly & Logistic Unit circa 200 lavoratori restano in solidarietà fino al 14 febbraio 2027. Nel 2027 arriverà una 500 elettrica con batterie Stellantis e nel 2030 la nuova generazione della 500. “Al 2030 bisogna arrivarci vivi e possibilmente in salute - conclude Igor Albera della Fim torinese - e non in pessime condizioni”. Intanto, la produzione nel sito torinese di Mirafiori continua a subire nuove e pesanti battute di arresto che preoccupano i lavoratori e le organizzazioni sindacali.
Rocco Zagaria

