Martedì 13 gennaio 2026, ore 20:54

Vertenze

Piemonte: sciopero dei lavoratori Konecta

La multinazionale spagnola Konecta, che ha rilevato ex Comdata nel 2024 e che conta circa 120 mila addetti in tutto il mondo, vuole chiudere le sedi di Asti e Ivrea per accorparle a quella di Torino dove dovrebbe nascere un nuovo polo unico dedicato anche all’Intelligenza artificiale. La decisione, comunicata ai sindacati nazionali e territoriali il 5 dicembre, a Roma, durante la presentazione del piano industriale, rischia di trasformarsi però in centinaia di licenziamenti mascherati. La reazione delle organizzazioni sindacali non si è fatta attendere. Dopo diverse mobilitazioni che si sono svolte durante il mese di dicembre sia a Ivrea che ad Asti e che hanno visto anche il coinvolgimento delle istituzioni locali e di fronte all’indisponibilità dell’azienda a ritirare il progetto di accorpamento, hanno deciso di proclamare lo sciopero per l’intera giornata di martedì 13 gennaio 2026, con presidio sotto la sede della Regione Piemonte, a Torino. Dei circa 10mila dipendenti Konecta in Italia, 1600 operano nelle tre sedi piemontesi: 500 a Torino, 700 a Ivrea e 400 ad Asti. Proprio questi ultimi due territori rischiano di perdere completamente la presenza aziendale. “La chiusura delle sedi di Ivrea e Asti e lo spostamento di tutto il personale a Torino - denunciano in una nota Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil regionali - oltre a rappresentare il chiaro intento di mascherare centinaia di licenziamenti, evidenziano un netto disimpegno dell’azienda dal Piemonte, con gravi conseguenze sociali e occupazionali. La stragrande maggioranza dei dipendenti che operano nelle attività di call center sono donne con contratti part time. Una platea particolarmente vulnerabile che difficilmente potrebbe affrontare i disagi di uno spostamento quotidiano verso Torino”.

Nelle scorse settimane le organizzazioni sindacali hanno incontrato i sindaci dei territori coinvolti, ricevendo solidarietà e sostegno. “Oltre al problema occupazionale, la decisione di Konecta rappresenta indiscutibilmente un impoverimento complessivo per i territori interessati” hanno evidenziato i rappresentanti dei lavoratori. Durante il sit-in, una delegazione sindacale è stata ricevuta dagli assessori regionali alla Sviluppo Economico a al Welfare, Andrea Tronzano e Maurizio Marrone. “Abbiamo chiesto ai rappresentanti della Giunta regionale - ha detto la segretaria generale Fistel Cisl Piemonte, Anna De Bella - di favorire l’assegnazione di commesse da parte delle multiutility e di riqualificare gli addetti dichiarati in esubero e inabili da parte di Konecta, che ammontano a circa 150 unità, per dematerializzare i documenti delle Pubbliche amministrazioni, a partire dalla Sanità, e di istituire un tavolo permanente sul settore. Inoltre abbiamo chiesto di sentire l’azienda e di finanziare la formazione per i lavoratori solo se il lavoro resta nelle due sedi di Ivrea e Asti”. Il colosso spagnolo gestisce già a livello nazionale commesse per clienti di grande rilievo come Iren, Eni, WindTre, Vodafone, Edison, Mediolanum e Allianz e negli ultimi tempi ha visto calare del 10% i volumi complessivi gestiti in Italia. Ha reagito investendo in intelligenza artificiale e sviluppando la divisione digital (cresciuta del 40%), proprio con l’avvio della dematerializzazione dei documenti della PA. “Il settore dei call center che in Piemonte occupa circa 5 mila persone - conclude De Bella - è in crisi per le trasformazioni in atto e soprattutto per l’avvento dell’Intelligenza artificiale. Purtroppo, nei giorni scorsi altre due aziende astigiane, Tecnocall e Mediacom, che avevano vinto l’appalto Iren nel luglio 2024, hanno dichiarato esuberi di personale. Nel primo caso le eccedenze sarebbero 30 su 59 addetti totali e nel secondo 32 su 62. Parliamo del 50% del personale. Bisogna intervenire con strumenti adeguati prima che sia troppo tardi”.

Rocco Zagaria

 

( 13 gennaio 2026 )

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