Il futuro di Porto Marghera passa attraverso investimenti, riconversione industriale e tutela dell’occupazione. È il quadro emerso dal tavolo convocato dalla Regione Veneto sull’evoluzione del polo petrolchimico veneziano, al quale hanno partecipato i rappresentanti del gruppo Eni, delle società controllate Versalis, Enilive ed Eni Rewind, insieme alle organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. A coordinare l’incontro è stato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, che ha parlato di “confronto costruttivo” sottolineando l’impegno del gruppo energetico nell’area veneziana.
Dal 2022 al 2028 Eni prevede infatti investimenti complessivi per circa 900 milioni di euro. Una parte importante riguarda la bioraffineria Enilive, considerata uno stabilimento pionieristico in Italia e secondo in Europa per capacità produttiva di biofuel. Nel corso della riunione sono stati illustrati anche i progetti legati alla distribuzione di idrogeno rinnovabile e al riciclo meccanico delle plastiche attraverso Versalis. Entro la fine del mese saranno completate quattro linee produttive del nuovo impianto con successivo ampliamento delle attività.
“L’incontro di oggi è servito per fare il punto sul protocollo investimenti a valle della fermata del cracking - dichiara il segretario generale della Femca territoriale Francesco Coco -. Eni Live Bioraffineria di Venezia conferma la realizzazione degli impianti di idrogeno e del biojet”. Secondo il sindacalista, anche Versalis ha confermato “l’importanza del riciclo meccanico delle plastiche e della realizzazione del criogenico”. Coco evidenzia il ruolo strategico della logistica industriale di Porto Marghera: “Per la logistica si sono realizzati gli investimenti dei bracci di carico e, nonostante la difficoltà di approvvigionamento di etilene e propilene, Eni conferma l’importanza strategica della fornitura delle materie prime per Mantova e Ferrara”.
La Femca, tuttavia, chiede garanzie più ampie sul futuro produttivo dell’area: “Abbiamo ribadito l’importanza della realizzazione degli investimenti nella bioraffineria, ma quello che manca è un vero progetto industriale nell’area del Petrolchimico”, sottolineato Coco. Il timore è che Porto Marghera possa progressivamente perdere la propria vocazione manifatturiera. “Bisogna evitare che tale area diventi solo un hub logistico”, avverte il sindacalista. Tra le questioni poste sul tavolo anche la tutela dei lavoratori del Consorzio Spm, realtà collegata ai servizi industriali del polo. “Serve dare risposte di prospettiva anche a questi lavoratori - spiega Coco - che non essendo Eni vanno tutelati e collocati in un contesto di tenuta industriale”.
Da parte sua l’assessore Bitonci rassicura le parti sociali sul fatto che la Regione punta ad attrarre investimenti ad alto valore aggiunto. “La nostra azione - afferma - mira a nuove attività industriali e non a un semplice declassamento logistico dell’area”. Secondo quanto emerso durante l’incontro, vi sarebbero diversi investitori interessati a insediarsi a Porto Marghera anche grazie alla Zls, la Zona logistica semplificata. Nei prossimi giorni Eni trasmetterà alla Regione il dettaglio dei progetti previsti nell’area veneziana insieme al cronoprogramma aggiornato degli interventi. La documentazione sarà poi condivisa con le organizzazioni sindacali. Il tavolo tornerà a riunirsi a settembre per verificare lo stato di avanzamento degli investimenti e della riconversione industriale. Nel frattempo i sindacati chiedono un confronto costante: “Come Femca Cisl - conclude Coco - abbiamo chiesto di mantenere attivo il tavolo con Regione ed Eni per monitorare questo processo di trasformazione delicatissimo di Porto Marghera”.
Sara Martano

