Martedì 24 marzo 2026, ore 20:55

Lavoro

Sanità privata e Rsa: confermato sciopero nazionale il 17 aprile

Cresce nel Lazio la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori della Sanità privata e delle Residenze sanitarie assistenziali per il rinnovo di contratto. Stamattina, sotto la sede di Aiop Lazio (l’associazione datoriale delle strutture laiche accreditate con il servizio sanitario regionale), il primo importante passo del percorso di mobilitazione definito da Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fp Roma e Lazio che culminerà con lo sciopero nazionale del 17 aprile prossimo. Nessun riscontro ufficiale relativo all’incontro dello scorso 18 marzo tra Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e associazioni datoriali. Un’occasione che avrebbe dovuto definire il quadro dei finanziamenti. "Siamo davanti ad uno stallo inaccettabile che conferma i nostri timori: si continua a giocare a nascondino sulla pelle di 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti, senza contratto da 8 e 14 anni. A questo punto gli alibi sono finiti".
Lo annunciano in una nota unitaria i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“L’incontro del 18 marzo avrebbe dovuto sciogliere il nodo delle risorse, condizione che Aris e Aiop pongono da mesi come pregiudiziale per aprire la trattativa. Il risultato è invece un totale silenzio. C’è un paradosso - spiegano i sindacati - che i cittadini devono conoscere: la stragrande maggioranza degli utenti che usufruisce di questi servizi non è nemmeno consapevole della loro natura privatistica. Chi riceve una visita cardiologica o ortopedica, chi effettua accertamenti diagnostici come risonanze, TC ed ecografie, o chi affronta un intervento chirurgico in regime di ricovero, spesso lo fa tramite CUP convinto di rivolgersi allo Stato. Lo stesso vale per le migliaia di famiglie che si affidano alle Rsa per l’assistenza quotidiana garantita da Oss e Osa o per le attività di riabilitazione fisioterapica necessarie al recupero funzionale. Sono servizi pubblici a tutti gli effetti, finanziati dalle tasse dei cittadini e garantiti dalla Costituzione, ma erogati da personale che attende il contratto da oltre un decennio”.
Il differenziale salariale tra pubblico e privato è infatti insostenibile: “per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi per le persone più fragili. Per questo chiediamo al Ministero e alle Regioni una svolta immediata: serve un sistema di accreditamento che vincoli il finanziamento pubblico all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative".
"Scioperiamo perché non si può più permettere che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale di chi assicura la salute dei cittadini”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.
Ce.Au.

( 24 marzo 2026 )

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