La produzione italiana di Stellantis torna a dare segnali di ripresa dopo il difficile 2025, ma il quadro resta a due velocità. A dirlo sono i dati del primo semestre 2026 diffusi dalla Fim Cisl che fotografano un incremento complessivo del 13,7%, con 252.223 veicoli prodotti contro i 221.885 dello stesso periodo dell’anno precedente. La crescita è sostenuta soprattutto dalle autovetture, che segnano un balzo del 27,7%, raggiungendo quota 158.193 unità. Più contenuta, invece, la dinamica dei veicoli commerciali, che registrano una flessione del 4%, pur mantenendo volumi elevati con oltre 94mila mezzi prodotti. Per Ferdinando Uliano, segretario generale Fim, si tratta di un’inversione di tendenza importante dopo due anni particolarmente difficili: “La ripresa produttiva - afferma - dimostra che i nuovi modelli stanno finalmente entrando a regime e consentono di recuperare parte delle perdite accumulate nel 2025. È un segnale positivo che aspettavamo da tempo ma non possiamo considerarci soddisfatti perché siamo ancora molto lontani dai livelli produttivi necessari per garantire piena occupazione e competitività”.
A trainare la crescita sono soprattutto gli stabilimenti di Melfi e Mirafiori. Nel sito lucano l’avvio della produzione della nuova Jeep Compass porta l’incremento all’88,4%, mentre Mirafiori beneficia del successo della Fiat 500 ibrida e registra un vero e proprio balzo del 135,4%. Anche Modena migliora sensibilmente grazie al trasferimento delle produzioni Maserati GranCabrio e GranTurismo da Torino, mentre Pomigliano mantiene sostanzialmente gli stessi volumi dello scorso anno. Il dato che continua invece a preoccupare è quello dello stabilimento di Cassino, dove la produzione precipita ancora del 36,2%, aggravando una situazione già fortemente compromessa. “Su Cassino il tempo è praticamente scaduto - sottolinea Uliano -. Il nuovo piano industriale rappresenta un passo avanti rispetto al passato, ma non offre ancora le risposte che lavoratori e territorio attendono. Senza decisioni rapide sui programmi di Alfa Romeo e Maserati rischiamo di compromettere definitivamente uno degli stabilimenti più strategici del gruppo”. Secondo il sindacalista la sola introduzione della nuova Maserati Grecale prevista entro il 2027 non è sufficiente a garantire continuità produttiva: “Servono nuovi modelli, nuove attività e una prospettiva industriale di medio e lungo periodo - afferma -. Non possiamo lasciare Cassino in una situazione di attesa mentre i volumi continuano a diminuire”. Per quanto riguarda Atessa, il più grande stabilimento italiano per i veicoli commerciali, il calo del 4% viene considerato fisiologico e legato agli interventi di adeguamento della nuova verniciatura. Resta comunque il sito con il maggior numero di veicoli prodotti in Italia.
La Fim sottolinea inoltre come il ricorso agli ammortizzatori sociali sia diminuito di circa il 30% nel primo semestre grazie ai nuovi lanci produttivi e alla riduzione della forza lavoro. Per l’intero 2026 il sindacato prevede una produzione complessiva superiore ai 500mila veicoli, con oltre 300mila autovetture, numeri che rappresenterebbero un miglioramento rispetto al 2025 ma ancora lontani dagli obiettivi annunciati nei tavoli ministeriali. “Per arrivare davvero al milione di veicoli prodotti in Italia non bastano gli annunci” osserva Uliano che ribadisce : “Occorrono investimenti costanti, nuovi modelli e una strategia industriale stabile che restituisca fiducia ai lavoratori e all’intera filiera”. Il giudizio sul nuovo piano Stellantis è dunque prudente. Positivi gli impegni sui cinque miliardi di euro destinati a ricerca e sviluppo, sulle nuove assunzioni nelle aree dell’ingegneria e sulla volontà di non chiudere alcuno stabilimento italiano. Restano però aperti i nodi di Cassino, Termoli e del rilancio definitivo di Mirafiori, mentre sul fronte europeo la Fim continua a chiedere una revisione delle politiche industriali per accompagnare la transizione ecologica senza sacrificare occupazione e produzione. “Europa e Governo devono fare la loro parte - conclude Uliano -. Servono incentivi, politiche industriali, energia a costi competitivi e strumenti di sostegno per imprese e lavoratori. La transizione può essere una grande opportunità soltanto se sarà accompagnata da investimenti, innovazione e tutela dell’occupazione. È questa la sfida che abbiamo davanti”.
Sara Martano

