Declino demografico, fragilità sociale crescente, deindustrializzazione accelerata e mercato del lavoro in affanno, soprattutto per i giovani: è questo il quadro che emerge dall’analisi dell’economista Mauro Zangola sulla provincia di Torino. I dati sulla società e dell’economia torinese sono stati al centro della terza tappa della “Staffetta Cisl -Territori in Dialogo” - il ciclo itinerante con cui la Cisl Piemonte porta le proprie proposte per lo sviluppo regionale direttamente nei territori, promuovendo confronti tra rappresentanti istituzionali, economici e sociali su temi concreti legati al lavoro, all’industria e alla coesione sociale. L’incontro torinese, che si è svolto al ‘Salotto delle Idee’ del Collegio Artigianelli, è arrivato dopo gli appuntamenti di Cuneo e Alessandria del 10 e 13 aprile 2026, con il titolo “Un’alleanza per il futuro di Torino”.
Il confronto, aperto dagli interventi del segretario generale Cisl Piemonte Luca Caretti e dell’economista Mauro Zangola, si è articolato in due panel tematici moderati da Cristina Maccari, segretaria Cisl Piemonte. Il primo - “Torino e le nuove povertà: tra analisi e impegno” - ha visto la partecipazione di William Revello (Fondazione Ufficio Pio), Elide Tisi (Caritas Torino), Antonio Sansone (Fondazione Don Mario Operti) e dell’Assessore alle Politiche sociali del Comune di Torino, Jacopo Rosatelli. Il secondo - “Industria a Torino: politiche e strategie per il rilancio” - ha coinvolto la Vicesindaca della città, Michela Favaro, il Vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, l’Assessore regionale all’Industria e allo Sviluppo, Andrea Tronzano, e il Presidente del Gruppo Giovani dell’Unione Industriali Torino, Federico Sandrone.
A fine 2025 i residenti in provincia di Torino risultano 2.284.779, con una crescita annua di appena 645 unità. Il saldo naturale è preoccupante: 12.225 nati contro 26.532 morti. A tenere in piedi la statistica è solo l’immigrazione dall’estero. Torino è anche la provincia del Nord con la più alta incidenza di famiglie beneficiarie dell’Assegno di Inclusione: il 2,9% dei nuclei, peggio di Milano (1,8%) e Genova (2,8%). Quasi 34 mila persone assistite, con un assegno medio di 663 euro al mese. E sono oltre mille i senza dimora in città, terza realtà in Italia dopo Roma e Milano. Il Pil pro capite di Torino è di 39.017 euro: tra le grandi province del Nord, solo Varese fa peggio. Il contributo del capoluogo piemontese al valore aggiunto nazionale è crollato dal 7,1% del 1971 al 4,0% del 2023.
Nel 1951 l’industria produceva il 64,4% del valore aggiunto provinciale. Oggi è al 23,3%, superata dal terziario al 70,5%. In cinquant’anni la manifattura ha perso 300 mila addetti. Nel 2025 l’occupazione è calata di 12 mila unità e il tasso di disoccupazione è salito dal 6,3% all’8,0%: 86° posto in Italia. Giuseppe Filippone, segretario Cisl Torino-Canavese che ha concluso i lavori della giornata, non usa giri di parole: “Questi dati - dice - non ci sorprendono, ma ci impongono di alzare la voce. Sono numeri che parlano di una città che fatica a reggere il passo delle aree più dinamiche del Paese. Ma ciò che preoccupa di più è la trappola in cui siamo finiti: la deindustrializzazione ha lasciato un vuoto enorme che il terziario non ha saputo colmare in termini di qualità e stabilità. La Cisl Torino-Canavese chiede con forza politiche industriali serie, investimenti sulla formazione e un piano credibile per il rilancio del tessuto produttivo del territorio. Non possiamo rassegnarci al declino”. Per il segretario generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti “Una provincia che perde residenti, invecchia a ritmi allarmanti, si impoverisce e vede erodersi la propria base industriale non può permettersi di galleggiare: ha bisogno di scelte coraggiose e di una visione. Il punto è rimettere in moto un territorio che ha smesso di crescere. Serve una strategia di sviluppo per il Piemonte, costruita insieme tra istituzioni, imprese e sindacati, con politiche di filiera industriale e investimenti seri sulla nuova occupazione”.
Rocco Zagaria

