Sono 2.411 i lavoratori metalmeccanici della provincia di Venezia coinvolti dalla crisi del settore. Un dato che fotografa le difficoltà di numerose aziende del territorio, tra ricorso agli ammortizzatori sociali, vertenze ancora aperte, incertezze sugli approvvigionamenti e prospettive industriali da definire. A rilevarlo è la Fim Cisl Venezia analizzando l’andamento nei primi sei mesi dell’anno.
Tra le situazioni più delicate c’è quella della Speedline di Santa Maria di Sala, che conta circa 270 lavoratori. Dopo la cessione al gruppo torinese Sigit, avvenuta a luglio, la situazione rimane in stallo e si fa ampio ricorso alla cassa integrazione straordinaria. Entro la fine di ottobre è attesa la presentazione del piano industriale alle organizzazioni sindacali, mentre a inizio novembre è previsto un nuovo incontro al Mimit. In quell’area si trova Fantic Motor, con 110 dipendenti, che cerca di ritrovare stabilità dopo una complessa fase di composizione negoziata della crisi. Per Itallak, che occupa 20 persone, prosegue invece il ricorso alla cassa integrazione ed è stata avviata una procedura di uscita volontaria incentivata. Senza l’arrivo di un investitore, il rischio è la chiusura del sito e il trasferimento delle attività a Mantova, sede principale del gruppo Berman.
A Scorzè la Da Lio Spa, con 120 dipendenti, affronta un mercato difficile e ricorre parzialmente alla cassa integrazione ordinaria. Ancora più critica la situazione della Unus International Spa di Rivale di Pianiga, che conta 16 lavoratori e attraversa una delle fasi più difficili della propria storia industriale. Anche in questo caso si utilizzano gli ammortizzatori sociali, ma servono interventi per tutelare la produzione e l’occupazione. Rimane sotto osservazione anche Aprilia, del gruppo Piaggio, che impiega circa 600 lavoratori tra Noale e Scorzè. I successi in MotoGp e i risultati del settore racing rappresentano elementi positivi, ma non si traducono automaticamente in un aumento delle vendite. A Marghera, il sito ex Ilva conta 45 lavoratori ed è coinvolto nella fase di stallo che interessa l’intero gruppo. Prosegue la cassa integrazione straordinaria, in attesa di un incontro al Mimit dopo le ultime manifestazioni e gli scioperi.
Nel Veneto Orientale, la Lafert di San Donà di Piave, con 750 dipendenti, monitora la situazione degli approvvigionamenti dei magneti, che appare parzialmente sbloccata. Resta aperta anche la vertenza Peg Perego, che occupa 43 lavoratori. Dopo l’ultimo incontro all’Unità di crisi regionale è stato raggiunto un accordo per la cassa integrazione in deroga, in scadenza a fine aprile 2027. Il primo dicembre, al Mimit di Roma, l’azienda presenterà il progetto industriale. Difficoltà anche per Filoblu, realtà dell’e-commerce con sede a Santa Maria di Sala, dove sono coinvolti 42 lavoratori sui 114 complessivi. L’azienda utilizza la cassa integrazione straordinaria.
Nel settore dell’informazione e della comunicazione, l’attenzione è rivolta soprattutto all’impatto che l’intelligenza artificiale potrebbe avere sull’occupazione. Dopo la vicenda di Invest Cloud a Marghera, conclusasi nelle scorse settimane con le ultime uscite, il monitoraggio riguarda anche Capgemini, che conta 300 lavoratori nel sito di Marcon. Nel comparto artigiano, intanto, aumentano le richieste di cassa integrazione ordinaria da parte delle piccole imprese metalmeccaniche. Infine, resta senza soluzione la vertenza di SuperJet International a Tessera, dove sono occupati 95 lavoratori. Il futuro del personale rimane incerto e il sindacato chiede un intervento del gruppo Leonardo per garantire una ricollocazione.
A spiegare le ragioni della crisi è Matteo Masiero, segretario generale della Fim Cisl Venezia, che richiama il peso delle tensioni internazionali sulle strategie industriali. “Le dinamiche geopolitiche che si stanno sviluppando in Medio Oriente - afferma - non aiutano il mercato in generale e, ancor meno, quello delle due ruote e dell’automobile”. Le difficoltà nei trasporti, nelle materie prime e negli approvvigionamenti si sommano al conflitto russo-ucraino, in corso dal febbraio 2022, e alle scelte della presidenza americana di Donald Trump. “Per quanto appaiano lontane, queste dinamiche gravano in modo molto pesante nelle scelte strategiche delle aziende” sottolinea Masiero, evidenziando come le ricadute siano particolarmente significative nei territori a forte presenza industriale.
Sara Martano

