Si aggrava sempre più la situazione della vertenza Eurallumina che resta ancora senza una soluzione. Da settembre 2025 la Rusal non gestisce più direttamente lo stabilimento, mentre il congelamento patrimoniale disposto dal Comitato di sicurezza finanziaria nel maggio 2023 è ancora vigente''. Lo comunicano con una nota le segreterie territoriali di Cgil-Cisl-Uil del Sulcis-Iglesiente e le Rsa in merito alla situazione attuale dell'Eurallumina, lo stabilimento di Portovesme (SU) specializzato nella trasformazione della bauxite. Fino a febbraio 2026 l'azienda - spiegano i segretari territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, Emanuele Madeddu, Nino D'Orso e Pierluigi Loi e le Rsu Enrico Pulisci, Simone Zucca e Davide Boi - ha utilizzato proprie risorse, ''poi, da marzo 2026 è stata sostenuta, in modo del tutto insufficiente, da fondi statali''. Dopo le proteste dei lavoratori e l'incontro al Mimit del dicembre 2025, il Governo aveva annunciato un percorso ''promettendo, e non rispettando, risorse per 9,6 milioni di euro finalizzate a garantire la continuità nel primo semestre 2026. A luglio 2026 il ministro Adolfo Urso ha ribadito l'intenzione di risolvere la crisi, anche attraverso interventi normativi, convocando un nuovo tavolo per il 15 settembre''.
I sindacati sostengono che ''preservare il bene dell'asset non è una mera concessione bensì un obbligo di legge. Quel tavolo si è chiuso con un giudizio negativo: nessuna soluzione sul congelamento delle azioni, forti ritardi nell'erogazione delle risorse promesse, interlocuzioni con Rusal in difficoltà e, come unica novità del tutto fumosa, l'ipotesi di un'amministrazione controllata che lascia forti perplessità''. Cgil-Cisl-Uil affermano che ''il quadro è precipitato il 29 settembre scorso, nell'incontro convocato da Confindustria Sardegna Meridionale. L'azienda ha comunicato di aver trasmesso all'Agenzia del Demanio, Mef, Mimit, Mase, Regione Sardegna e all'Amministratore, una formale nota sulla situazione finanziaria. Dopo il Cda del 23 settembre, la società ha dichiarato che le disponibilità non sono sufficienti a garantire le obbligazioni aziendali né le attività indispensabili per il presidio ambientale e la sicurezza del sito''. Ad oggi ''la situazione debitoria della Società ammonta a circa un milione di euro, mentre le necessità per la gestione ordinaria da qui a fine anno sono quantificabili in un fabbisogno di circa 6milioni di euro''.
Secondo i sindacati ''lasciare esaurire le risorse significherebbe mettere a rischio le bonifiche e le retribuzioni dei lavoratori, già provati da dodici mesi di forte riduzione del reddito. Significherebbe anche esporre lo Stato a costi di messa in sicurezza e bonifica stimati in circa 300 milioni di euro. Chiediamo perciò - spiegano i sindacalisti - l'immediata erogazione delle risorse dovute e promesse'' e la convocazione del tavolo al Mimit''. Nel frattempo le organizzazioni sindacali e le Rsa hanno ''avviato il confronto unitario per definire iniziative di mobilitazione adeguate ad una situazione tale e che verranno prontamente condivise con i lavoratori qualora nel brevissimo termine non dovessero giungere riscontri e risposte soddisfacenti in tal senso''.
Ce.Au.

