Giovedì 23 luglio 2026, ore 15:02

Attualità

Rinnovabili, nel 2025 si rischia una battuta d'arresto

Nel pieno di un'estate rovente, che ci ricorda la necessità di accelerare la transizione green, sul fronte delle rinnovabili per l'Italia suona un campanello d'allarme. I dati delle istallazioni di nuovi impianti nel 2025 segnano una frenata, dopo la crescita dell'anno precedente (crescita comunque insufficiente rispetto agli obiettivi Ue). Secondo il rapporto annuale sul tema realizzato da The European House -Ambrosetti, il nostro Paese presenta importanti margini di sviluppo delle fonti rinnovabili, con oltre il 40% del proprio potenziale ancora da valorizzare. Tre gli ambiti di azione individuati dallo studio per agevolarne lo sviluppo: attuare semplificazioni per le procedure burocratiche, potenziare l'infrastruttura di rete e la capacità di accumulo degli impianti già installati, modificare il quadro regolatorio per sbloccare gli investimenti e garantire una tutela degli impianti. A livello mondiale, l'analisi mostra alcuni trend positivi: nonostante i consumi energetici siano cresciuti (+19% nel 2023 rispetto al 2010) si è registrata una riduzione dell'intensità energetica e carbonica (-18% e -4%), possibile grazie a una maggiore penetrazione delle fonti rinnovabili (Fer). Le differenze tra le varie parti del mondo, però, restano significative: se in Cina e altre economie emergenti vi è una forte accelerazione per quanto riguarda le installazioni, il caso degli Usa rappresenta una possibile minaccia alla corsa dell'energia pulita. In Europa le Fer costituiscono circa il 47% della produzione totale di energia elettrica (dato al 2024), in Italia la quota è del 41%. Tuttavia, la crescita della capacità installata rispetto al Pil europeo e nazionale sta subendo un rallentamento, in particolare se confrontata ad altri Paesi; Cina, su tutti. L'Europa, inoltre, continua ad avere una forte dipendenza dai combustibili fossili, e una forte dipendenza energetica in generale. Nel 2023, l'Europa ha importato il 58,3% del proprio fabbisogno energetico, quota che sale al 74,8% in Italia. Il caso italiano dimostra che lo sviluppo delle rinnovabili determina una riduzione della dipendenza energetica. Al calo della dipendenza del 9,66% dal 2008 si è associata, infatti, una crescita a tripla cifra della produzione rinnovabile. La dipendenza energetica, tra l'altro, ha un impatto devastante anche sui prezzi dell'energia elettrica: ad aprile 2025 i prezzi medi italiani erano il quadruplo di quelli spagnoli e più del doppio di quelli francesi.
La strada del nostro Paese per raggiungere gli obiettivi al 2030 del Pniec - Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima - è ancora lunga. I 7.5 GW di rinnovabili installati nel 2024 (+33% rispetto 2023) sono inferiori agli 11 GW attesi. Non solo. Per quest'anno, sottolinea il report, si stima una possibile contrazione di circa 1 GW rispetto al 2024. Si tratterebbe della decrescita più significativa dell'ultimo decennio. Serve una svolta. I margini, come detto, ci sono. Sul fronte delle rinnovabili, oltre il 40% del potenziale italiano è ancora da valorizzare. Percentuale che sale al 50% per quanto riguarda il solare e l'eolico, che sono le fonti per le quali il Pniec prevede una crescita più significativa. Secondo lo studio, le Regioni Sicilia, Sardegna e Emilia-Romagna sono quelle con maggiori margini di sviluppo per un contributo significativo al raggiungimento dei target Fer nazionali fissati per il 2030. Il potenziale c'è. Ora servono investimenti, pubblici e privati, e una drastica rimozione di tutti gli ostacoli alla spesa e alla realizzazione dei progetti.
Ilaria Storti

( 5 agosto 2025 )

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