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Coronavirus

Bergamo allo stremo, ancora mille contagi nel fine settimana appena trascorso

Mille contagi in più nell’ultimo week end; circa 300 i morti "ufficiali" in un giorno; l’ossigeno per le bombole che inizia a scarseggiare; una nuova colonna di mezzi militari che portano lontano un centinaio di bare; le società di pompe funebri allo stremo; aziende chiuse o in chiusura che alimentano ulteriormente la sensazione di desertificazione della provincia, con quasi tutti i sindaci che chiedono nuove strette sulle misure. "Affidarsi al buonsenso delle persone non basta - scrivono i primi cittadini orobici, Bergamo in questi giorni sta vedendo morire tanti uomini e donne e cancellare intere generazioni, senza nemmeno poter dare un degno saluto". L’atmosfera, per quei pochi minuti che è consentito uscire, e da "day after": per quanto si possa disquisire sulla necessità di certe disposizioni, Bergamo e la provincia rispondono con ordine e rispetto delle norme. D’altronde, qui, ogni famiglia ha un lutto da piangere e il non poterlo elaborare nelle forme rituali aumenta la dose di spaesamento e alienazione che leggi su tutte le facce. La situazione organizzative della sanità bergamasca sta facendo leva sulle ultime forze: metà del personale sanitario in molti dei presidi provinciali è positivo, quindi assente: a Lovere il sindaco ha richiesto l’arrivo di medici militari, mentre in Regione sono sbarcati i medici provenienti da Cuba, pronti a entrare in servizi nelle zone più bisognose. In zona Fiera stanno finalmente allestendo l’ospedale da campo "degli alpini": si stanno posizionando i pavimenti, ma ci vorranno giorni, più di una settimana, prima che possa partire, mentre la ricerca di 300 medici da inserire nell’emergenza ha portato alla presentazione di oltre 8mila domande. "Sono i nostri eroi in camice bianco", ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Adesso l’allarme si sposta anche nelle case di riposo, dove diventa continuo il flusso del carri funebri verso i cimiteri. L’idea della Regione di spostare qui i pazienti "sub acuti" ha trovato il muro sindacale dei pensionati. "C’è stata una lenta e inesorabile erosione della nostra sanità, che ha portato alla perdita di ospedali, posti letto, medici e infermieri e anche la terapia intensiva si è rivelata insufficiente - dice Caterina Delasa, segretaria generale di Fnp Cisl Bergamo. Ma le Rsa restano un ambiente fragile, e portare qui i sub acuti produrrebbe un innalzamento esplosivo dei contagi". Dal punto di vista dell’economia, oggi parte anche la settimana della "serrata da decreto": ogni produzione si ferma, a meno che non sia essenziale, e quindi si può lavorare in deroga, con 80 tipi di aziende o uffici per cui è possibile "tenere aperto". Bergamo, con aziende leader quali Brembo, Pigna, San Pellegrino, Same e Albini aveva lanciato segnali inequivocabili circa la necessità di fermarsi. Adesso, con il nuovo decreto, Cgil Cisl Uil suonano ancora la carica. "Di fronte all’emergenza non tutto è essenziale: il valore della vita e della salute non ha prezzo e non può essere barattato con nessuna ragione economica. Il provvedimento - dicono i segretari generali lombardi - inserisce tra le attività d’impresa da considerarsi essenziali una serie di attività di vario genere che di essenziale, strategico e necessario in questa emergenza non hanno nulla, con l’effetto di ridurre ai minimi termini il numero delle lavoratrici e dei lavoratori di aziende non essenziali che potrebbero rimanere a casa". "Siamo in gran parte cresciuti con il pane doppio nella giornata del sabato, si può sopravvivere momentaneamente anche senza l’e-commerce. Adesso più che mai", gli fanno eco dalla segreteria bergamasca di Fit Cisl, che chiede a gran voce la chiusura delle realtà di e-commerce in provincia, della logistica e dei magazzini collegati, nei quali lavorano oltre 3mila persone, soprattutto personale "stanziale" (cioè facchini non viaggianti), anch'esse costrette, come i lavoratori di ospedali e supermercati a turni massacranti per la contemporanea assenza del 40/50% di colleghi in malattia.

( 23 marzo 2020 )

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