Sabato 18 novembre 2017, ore 1:35

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Welfare

Famiglia, Forum e sindacati insieme per un fisco più equo

D) Partiamo dalla legge di bilancio attualmente al Senato: sono previsti 100 milioni al Fondo famiglia ma il bonus bebè è in bilico. Al momento allora considera il "saldo" positivo o negativo?

R) Assolutamente negativo. Stiamo scomparendo. I giovani vanno all’estero a realizzare i loro sogni lavorativi e familiari, le mamme sono costrette a nascondere il pancione per non rischiare di essere licenziate, le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, chi si sposa si separa fittiziamente perché così ha il vantaggio di rientrare nelle liste di attesa degli asili nido... e in tutto questo sono previsti 100 milioni nel fondo famiglia? Stiamo perdendo il senso della realtà. Abbiamo fatto sentire la nostra voce sul bonus bebè e, quasi sicuramente verrà rimesso, ma con i bonus non si va da nessuna parte. Le famiglie chiedono una seria riforma fiscale, non elemosina.

D) Complessivamente, 50 giorni dopo la Conferenza nazionale di Roma, lo sguardo politico sulla famiglia le sembra migliorato? O prevalgono altre logiche: contabili da una parte, elettorali dall'altra?

R) La Conferenza era una occasione per interloquire con tutti gli attori che si occupano di famiglia nel Paese. Associazioni, sindacati, imprese, banche e, in ultima analisi, anche la politica. Come spesso capita la politica ha preferito parlarsi addosso piuttosto che ascoltare. Non avevamo aspettative se non quella di guardarci negli occhi e provare a ragionare sul tema famiglia. Abbiamo provato a chiedere risposte già in questa legge di stabilità, ma le nostre priorità, molto probabilmente, non sono le stesse del Governo. Lo sguardo politico sulla famiglia è da sempre buono. Il problema è la volontà politica di trasformare questo “sguardo” positivo in concretezza. Ci auguriamo che nella prossima campagna elettorale la famiglia sia al centro dei programmi di tutti i partiti politici, non per essere come sempre strumentalizzata, ma per dare finalmente una svolta a questo Paese.

D) Il welfare familiare è una vera e propria industria che vale oltre 100 miliardi di euro, il 6,5% del pil. Una “industria” che potrebbe fare da traino alla ripresa. Quali proposte sono arrivate dalla Conferenza sul fronte delle politiche territoriali e della conciliazione vita-lavoro?

R) Diciamo che il Governo ha dimostrato di non avere grandi proposte in merito. Il vero problema è che non solo le famiglie agiscono senza alcun riconoscimento di tipo materiale, come per esempio un sistema fiscale giusto, ma gli viene complicata la vita da chi, come le Istituzioni a tutti i livelli, dovrebbe essere un complice verso il Bene Comune. Mentre tutti gli attori sociali chiedono sussidiarietà e fiducia, le risposte della politica sono sempre assistenziali e di controllo. Ad esempio ho letto che il Governo ha scelto 15 categorie che, giustamente, potrebbero essere esentate dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, perché si tratta di lavori logoranti.

Ci sono muratori, badanti, infermiere, conciatori di pelle, stampatori a caldo, maestre, donne delle pulizie… Giustissimo, per carità, ma tra queste categorie non ci sono le donne lavoratrici con figli che hanno fatto e continuano a fare questi lavori tutta la vita mentre cercano di consiliare la vita familiare con la loro professione. Ecco, questa poca attenzione alle donne e al loro ruolo insostituibile all’interno della famiglia mostra come stiamo navigando a vista sena un’idea di futuro.

D) La Conferenza ha confrontato diverse proposte per un fisco a sostegno della famiglia. Il Forum sostiene il “Fattore famiglia”, con l'aumento dei carichi fiscali man mano che aumenta il numero dei figli. I sindacati puntano invece sulla unificazione delle detrazioni familiari Irpef con gli assegni familiari in busta paga. Proposte conciliabili?

R) Tutto è conciliabile, basta volerlo. Noi portiamo avanti il Fattore Famiglia perché crediamo, dopo tanto studio e simulazioni, che sia la proposta più equa per le famiglie italiane. Infatti, prima occorre rimuovere le discriminazioni prodotte dall’Irpef e poi o contemporaneamente possono erogarsi somme che attingono in tutto o in parte giusto dalla fiscalità generale discriminatoria.

Abbiamo letto e studiato tante proposte, anche quella della Cisl, non abbiamo pregiudizi di nessun tipo. Con la Furlan abbiamo scambiato due parole in occasione del decennale della morte di don Benzi proprio su questo argomento. È giunto il momento - e questo è uno dei frutti della Conferenza - che Forum e Sindacati provino a trovare soluzioni concrete per le famiglie italiane. A noi non interessa alcun protagonismo, ma il Bene Comune e il futuro del Paese.

D) Il Reddito di inclusione appena introdotto aiuta le famiglie più deboli. Vede in questa misura anche per le famiglie una logica, appunto, di inclusione e di partecipazione attiva; oppure teme una deriva assistenzialista? E in questo senso cosa pensa della proposta di reddito di cittadinanza avanzata da altre forze politiche?

R) Il Rei prevede un beneficio economico di entità simbolica ed in parte discriminatorio nei confronti delle famiglie con quattro o più figli a carico. Sono state promesse 50 euro mensili in più per le famiglie più povere con quattro figli, discriminando paradossalmente quelle con cinque o più figli, che non riceverebbero un centesimo in più delle altre. Una scelta iniqua che non abbiamo compreso anche alla luce del fatto che, in Italia, si diventa poveri quando nasce un figlio e, le famiglie con più figli sono quelle che – Istat docet – se la passano peggio.

Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza il vero problema sta nella rilevante copertura finanziaria necessaria: ove si intendesse attingere alla fiscalità generale che da quarant’anni discrimina giusto le famiglie monoreddito con figli, allora si partirebbe molto, molto male. Prima occorre dare una risposta strutturale alle reiterate censure della Corte Costituzionale sull’Irpef discriminatoria. Mi sfugge una cosa: perché ci concentriamo solo sulle emergenze senza riuscire ad anticipare i problemi? Aiutando solamente famiglie a basso reddito senza avere un piano per quelle medio reddito, produrremo nel tempo un incremento delle famiglie in difficoltà. Il confronto con gli altri Paesi europei è chiarissimo: in Italia le famiglie “povere” sono più tutelate che altrove, la vera differenza è il trattamento che ricevono le famiglie con un reddito medio-alto con figli. Dovunque sono valorizzate e messe nelle condizioni di dare il loro contributo al Paese, da noi sono abbandonate e, quasi, colpevolizzate del solo fatto di esistere.

D) Qual è a suo giudizio l'impatto sulla famiglia delle riforme del mercato del lavoro? In particolare il Jobs act può aiutare ad invertire la tendenza demografica del nostro Paese?

R) Noi sosteniamo da sempre che il benessere del lavoratore non può essere disgiunto dalla famiglia e che eliminare gli ostacoli che impediscono alla famiglia di esercitare la propria vocazione assicura al lavoratore stabilità e tranquillità. Tutto ciò, responsabilizza il lavoratore che quindi può agire meglio nell'interesse del proprio datore di lavoro. Pertanto, se si vuole parlare di produttività e di maggiore qualità del lavoro occorre partire dalla famiglia. Il lavoratore è prima di tutto una persona che può formarsi principalmente in famiglia.

Pensare invece che l'uomo sia prima lavoratore e poi persona significa andare contro la realtà e non aver capito nulla delle derive ideologiche del secolo scorso.

Non si comincia a costruire una casa dal tetto. Iniziamo a parlare di famiglia. Anche il lavoro sarà più giusto e gratificante!

( 14 novembre 2017 )

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