Lunedì 6 dicembre 2021, ore 14:50

Quotidiano di informazione socio‑economica

Lavoro 

Navigator, patrimonio che non va disperso 

Assicurare continuità all’esperienza professionale di circa 2.500 persone che hanno dato un enorme apporto al sistema delle politiche attive e contribuito a erogare ai cittadini più fragili dal punto di vista occupazionale livelli essenziali delle prestazioni, anche durante la pandemia. Questa la richiesta dei sindacati rappresentativi dei navigator, che hanno promosso govedì pomeriggio un presidio presso il ministero del Lavoro. Spiegano i segretari nazionali di Felsa Cisl, NIdiL Cgil e Uiltemp Uil - Barilà, Simoncini e Petrassi - :”Proprio adesso che ci prepariamo ad affrontare fasi cruciali per il futuro del Paese con la previsione di quasi un miliardo di euro di investimenti sulle politiche attive, sull’orientamento e sull'incrocio domanda-offerta, non possiamo rinunciare a professionisti che da due anni contribuiscono a rilanciare il sistema. Questo significherebbe andare contro l'annunciato piano di potenziamento dei Centri per l’Impiego e delle politiche attive del lavoro, rischiando di privare molti Cpi di personale necessario a garantirne la funzionalità”. I sindacati chiedono l’avvio di una interlocuzione fattiva con il Ministero per giungere presto ad una soluzione positiva della vertenza e mettere in campo tutte le iniziative utili anche in vista dell'attuazione delle misure in tema di occupazione previste dal Pnrr.
E la necessità di rafforzare i Centri per l’impiego è confermata dall’Istat: nel 2020 solo il 16,2% delle persone in cerca di lavoro si è rivolto ad un Cpi. Un dato in calo rispetto al 2019 quando era il 22% nel 2019. Il ricorso ai Cpi era cresciuto negli anni della crisi economica raggiungendo il valore massimo (pari al 30,5%) nel 2012, per poi tornare a scendere negli anni successivi. I contatti sono più frequenti nelle regioni del Nord (22,7% delle persone in cerca di lavoro rispetto all'11,7% del Sud), fra gli uomini (17% rispetto al 15,4% delle donne), tra gli ultra 50enni (18,1% rispetto al 15,4% dei giovani fra i 15 e i 34 anni) e tra le persone con titolo di studio intermedio.
Nel 2020 si rivolgono al Cpi soprattutto gli ex-occupati e gli inattivi con esperienza lavorativa; la percentuale risulta invece più bassa per le persone alla ricerca del primo lavoro. I contatti hanno riguardato in misura maggiore le persone alla ricerca di un lavoro da meno di 12 mesi rispetto ai disoccupati di lunga durata. Negli altri Paesi europei, osserva l’Istat, i Centri per l’impiego hanno un peso rilevante, significativamente più elevato di quanto accade nel nostro Paese.
Giampiero Guadagni

( 18 novembre 2021 )

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