Domenica 29 novembre 2020, ore 20:25

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Scuola 

Non lasciatela sola 

Il D-Day della scuola italiana è arrivato. In 13 Regioni su 21 - che si aggiungono all’Alto Adige partito il 7 settembre - lunedì mattina è suonata la prima campanella dell'anno scolastico 2020/21 e oltre 5 milioni di studenti sono tornati in classe dopo 6 mesi di didattica a distanza e di vacanze. Altri 2,5 milioni li seguiranno da qui a 10 giorni, con il Friuli-Venezia Giulia che ripartirà il 16, la Sardegna il 22 e gran parte del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Puglia) il 24. Uno scaglionamento dovuto sia alla volontà di alcuni governatori di scavallare l'election day del 20 e 21, sia alle difficoltà di molti dirigenti scolastici ancora alle prese con edifici da sanificare, banchi da ricevere, aule esterne da affittare. Tanto che alcuni sindaci (da La Spezia in Liguria a Rieti nel Lazio) hanno disposto lo slittamento della riapertura al 24 anche per le scuole delle loro città.
A complicare i primi giorni di lezione le novità in chiave anti-contagio: dall'obbligo di misurare la febbre a casa perché con 37,5 gradi non si entra, alle mascherine chirurgiche a carico delle scuole, dal protocollo da applicare per i casi sospetti di Covid-19 (e relativa quarantena) al mix di didattica in presenza e a distanza utilizzabile alle superiori.
E poi, i vuoti d'organico. Alle difficoltà classiche di ogni inizio d'anno si sommano quelle collegati alla situazione attuale di emergenza.
Nell’assenza di cifre ministeriali a fare i conti delle scoperture ci pensa la Cisl Scuola. Partendo dagli 862.623 posti in organico l'anno scorso e aggiungendo i circa 60mila docenti che arriveranno con gli 1,7 miliardi stanziati dal Governo (sui 7 miliardi complessivi mobilitati per la scuola da gennaio), si arriva a 922.623 posti totali . Di questi 207.220 (il 22,45%) sarebbero coperti da personale precario (di cui almeno 96.180 sul sostegno). Le stime sindacali si fermano qui ma se sottraiamo le 57mila supplenze che il Ministero contava di assegnare tra ieri e l'altro ieri, ecco che arriviamo comunque a 150mila supplenti, moltissimi dei quali ancora da nominare (inclusi quelli per fare fronte all'emergenza sanitaria).
Sottolinea Maddalena Gissi, segretaria della Cisl Scuola: ”Avere tutto il personale in servizio fin dal primo giorno di scuola era una delle condizioni necessarie, la realtà purtroppo è ben diversa e i numeri ne danno una dimostrazione eloquente”.
Un meccanismo simile, anche se con numeri più piccoli, riguarda anche il personale tecnico-amministrativo. La Cisl Scuola quantifica in 25mila gli Ata che hanno già avuto o avranno a breve un contratto a termine: restano comunque da nominare i circa 20mila collaboratori scolastici e bidelli deputati a gestire l'emergenza Covid-19. Con compiti cruciali, visto che vanno dall'igienizzazione dei locali alla sorveglianza degli ingressi.

( 14 settembre 2020 )

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