Venerdì 12 aprile 2024, ore 16:52

Istat 

Non si arresta il declino demografico 

Natalità in discesa, mortalità in forte calo: sei neonati e 11 decessi per 1.000 abitanti. Più immigrati e meno emigrati dell'anno precedente: il saldo migratorio netto sale da + 261 mila nel 2022 a + 274 mila nel 2023. Calo demografico più sensibile nei Comuni delle Aree interne del Mezzogiorno: variazione di circa il 5 per mille in meno sull'anno precedente; riduzione della popolazione in quattro comuni su cinque. Popolazione residente straniera in crescita: 5 milioni e 308 mila individui al 1° gennaio 2024, + 166 mila sull'anno precedente. Sono i principali dati diffusi dall'Istat nel report ”Indicatori demografici. Anno 2023”, da cui emerge che al 1° gennaio 2024 la popolazione residente in Italia è pari a 58 milioni 990 mila unità, in calo di 7 mila unità rispetto alla stessa data dell'anno precedente (-0,1 per mille abitanti). Confermando quanto già emerso nel 2022 (-33 mila unità) prosegue il rallentamento del calo di popolazione che, dal 2014 al 2021 (-2,8 per mille in media annua), ha contraddistinto il Paese nel suo insieme.
La variazione della popolazione nel 2023 rivela un quadro eterogeneo tra le ripartizioni geografiche. Nel Mezzogiorno la variazione è negativa, -4,1 per mille. Nel Nord, invece, la popolazione aumenta del 2,7 per mille. Stabile quella del Centro (+0,1 per mille). A livello regionale, la popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+4,6 per mille), in Lombardia (+4,4 per mille) e in Emilia-Romagna (+4,0 per mille). Le regioni, invece, in cui si è persa più popolazione sono la Basilicata (-7,4 per mille) e la Sardegna (-5,3 per mille). Con appena 379 mila bambini venuti al mondo, il 2023 mette in luce l'ennesimo minimo storico di nascite, l'undicesimo di fila dal 2013, evidenzia l'Istat. Un processo, quello della denatalità, che dal 2008 (577 mila nascite) non ha conosciuto soste. Calano anche i decessi (661mila), l'8% in meno sul 2022, dato più in linea con i livelli pre-pandemici rispetto a quelli che hanno caratterizzato il triennio 2020-22. Da quanto detto sopra emerge un saldo naturale ancora fortemente negativo (-281 mila unità).
In tale contesto, riparte la posticipazione delle nascite, fenomeno di significativo impatto sulla riduzione generale della fecondità, dal momento che più si ritardano le scelte di maternità più si riduce l'arco temporale disponibile per le potenziali madri. Dopo un biennio di sostanziale stabilità, nel 2023 l'età media al parto si porta a 32,5 anni (+0,1 sul 2022). Tale indicatore, in aumento in tutte le ripartizioni, continua a registrare valori nel Nord e nel Centro (32,6 e 32,9 anni) superiori rispetto al Mezzogiorno (32,2), dove però si osserva l'aumento maggiore sul 2022 (era 32,0).
”Il nostro Paese è destinato ad un rapido e inesorabile declino se non saranno attuate rapidamente delle politiche familiari ed economiche serie contro l’inverno demografico”, sottolinea il presidente della Fondazione per la Natalità Gigi De Palo. "Il dato di 379 mila bambini venuti al mondo, ben al sotto delle già drammatiche previsioni, che si attestavano sui 382 mila, non solo è lontanissimo dall'obiettivo delle 500 mila nascite entro il 2034 che dovremmo raggiungere per evitare il crollo del Paese, ma anzi è un trend che continua a peggiorare non mettendo sosta al declino demografico iniziato nel 2008”
Giampiero Guadagni

( 29 marzo 2024 )

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